Nella Chiesa non si è mai soli: la Chiesa ha bisogno di tutti per essere veramente uno
Commento del Vangelo di don Gianluca Bracalante
Festa di Santi Pietro e Paolo
La solennità di oggi è per me molto cara, perché quindici anni fa venivo ordinato sacerdote. Celebrare i santi Pietro e Paolo ci ricorda che la Chiesa non è uniforme, ma è plurale, polifonica, creativa, perché non si fonda né su Pietro né su Paolo ma sul “Tu es Christus”.
La “convivialità delle differenze” di queste due colonne della Chiesa è motivo di speranza perché non è mai bene essere soli. Nella Chiesa non si è mai soli, nessuno è abbandonato ed è la preghiera della comunità, del popolo di Dio a farci sentire amati e custoditi da Dio. È l’esperienza di Pietro nella Prima Lettura tratta dagli Atti degli Apostoli. Pietro è in carcere per il Vangelo e “dalla Chiesa saliva incessantemente a Dio una preghiera per lui”. Pietro è cosciente che non basta a se stesso, che il suo non è un primato autoreferenziale e dispotico ma è collegiale perché si fonda nell’amore del servizio e ha bisogno di tutti per essere veramente uno.
Paolo, il predicatore instancabile dell’incontro con Il Risorto, nella Seconda Lettura, ci ricorda che il Vangelo è per tutti e non può essere tenuto per sé ma testimoniato con la vita: “Il Signore però mi è stato vicino e mi ha dato forza, perché io potessi portare a compimento l’annuncio del Vangelo e tutte le genti lo ascoltassero”.
Pietro e Paolo, con le loro contraddizioni, hanno fatto esperienza di Gesù non per i loro meriti, ma per il primato della Grazia nella loro vita. Pietro – il testardo che rinnega Gesù – e Paolo – il persecutore dei cristiani – hanno cambiato vita perché la Grazia ha abitato le loro misere esistenze. I due Apostoli si sono lasciati trasformare dallo Spirito Santo. È il racconto del Vangelo: “perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli”.
E per te, praticante non credente di oggi, chi è veramente Gesù?
