L’unica ricompensa.

XIV° settimana del Tempo Ordinario – Giovedì

Commento al Vangelo – Mt 10, 7-15

A cura di don Giovanni Boezzi

Commento al Vangelo odierno di don Silvio Longobardi.

Il corredo del missionario deve essere particolarmente sobrio (10, 9-10); ma c’è una cosa che non deve assolutamente mancare: “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date” (10,8). Questa la traduzione letterale: “Riceveste un dono, date un dono” (10,8). La parola dono è ripetuta due volte, in entrata e in uscita. La gratuità non solo è un elemento essenziale ma è la condizione per fare della vita, di tutta la vita, un servizio generoso e disinteressato. Vivere la gratuità significa testimoniare che tutto è dono, quello che abbiamo ricevuto e quello che offriamo al prossimo. Tutto è segno della bontà di Dio. Per conseguenza, niente ci è dovuto. La gratuità manifesta l’interiore ed effettivo distacco da ogni cosa, anche dalla ricerca di gratificazioni che spesso inquinano anche le opere sante. “Non temere, Abram. Io sono il tuo scudo; la tua ricompensa sarà molto grande” (Gen 15,1), dice il Signore ad Abramo nel momento della prova. L’unica ricompensa è quella che viene da Dio, quella che Dio dona, quando e come vuole. Anzi, l’unica ricompensa è Dio stesso. Se Dio non è tutto per noi, se non cerchiamo in Lui la gioia, saremo sempre tentati di aggrapparci alle cose o alle persone. In primo luogo, a noi stessi. Dare con gratuità significa anche non far pesare il proprio servizio, dare tutto senza ostentazione e senza pretendere alcun riconoscimento. Gratuità significa rinunciare ad ogni forma di vantaggio, anche di tipo materiale, non fare del servizio un lavoro e vivere ogni lavoro come servizio. È possibile vivere così? Sì, anzi è doveroso creare luoghi in cui le relazioni umane sono segnate dalla gratuità, spazi di umanità in cui la carità plasma ogni cosa e prevale su ogni altro interesse.

Questo luogo esiste e si chiama famiglia. Ma anch’essa è minacciata da una cultura che, come scrive Papa Francesco, favorisce “un individualismo esasperato che snatura i legami familiari e finisce per considerare ogni componente della famiglia come un’isola” (Amoris laetitia, 33). Signore Gesù, liberaci da quella invisibile catena che ci tiene legati a noi stessi e insegnaci l’arte di amare senza cercare altra gioia se non quella che viene da Te.

Oggi prego con il Salmo 104.

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Dal vangelo secondo Matteo (10, 7-15)

In quel tempo, disse Gesù ai suoi apostoli: «Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Non procuratevi oro né argento né denaro nelle vostre cinture, né sacca da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché chi lavora ha diritto al suo nutrimento. In qualunque città o villaggio entriate, domandate chi là sia degno e rimanetevi finché non sarete partiti. Entrando nella casa, rivolgetele il saluto. Se quella casa ne è degna, la vostra pace scenda su di essa, ma, se non ne è degna, la vostra pace ritorni a voi. Se qualcuno poi non vi accoglie e non dà ascolto alle vostre parole, uscite da quella casa o da quella città e scuotete la polvere dei vostri piedi. In verità io vi dico: nel giorno del giudizio la terra di Sòdoma e Gomorra sarà trattata meno duramente di quella città». 

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