L’Eucaristia come l’Ultima Cena: la tavola di Gesù unisce generazioni nella Parrocchia di San Giuseppe
SAN SALVO – Domenica 17 maggio 2026 ha preso ufficialmente il via il primo turno delle Prime Comunioni presso la parrocchia di San Giuseppe a San Salvo, un momento di grazia e di gioia profonda che segna l’inizio di un cammino di fede condiviso. A guidare i piccoli comunicandi in questo passo fondamentale è stato il parroco, Don Raimondo Artese.
C’è una bellezza intramontabile che accompagna il tempo delle Prime Comunioni, ed è legata al fatto che ogni singola celebrazione è un capolavoro a sé. Ogni sacerdote custodisce una propria sensibilità, un proprio modo di accostarsi ai più piccoli e di trasmettere il Vangelo: sfumature diverse che rendono ogni liturgia un evento unico, irripetibile e dal valore immenso. Non esistono celebrazioni “più importanti” di altre, perché in ognuna di esse abita una semplicità carica di una profondità incredibile, capace di toccare le corde più intime dell’anima.
Questo giorno rappresenta infatti un momento di festa assoluta per tutti gli attori coinvolti: è la festa del parroco, che vede crescere spiritualmente i figli della sua comunità; è la festa dei bambini, che accolgono Gesù per la prima volta con occhi pieni di stupore; ed è la festa grandiosa delle famiglie, dei genitori e dei familiari, che stringono i loro piccoli in un abbraccio di affetto e fede, custodendo nel cuore un ricordo che durerà per sempre.
Attorno alla stessa tavola, come gli Apostoli
La peculiarità che contraddistingue le Prime Comunioni celebrate da Don Raimondo risiede in una scelta liturgica e pedagogica di forte impatto visivo e spirituale: l’allestimento di una vera e propria tavola imbandita, fiorita e curata nei minimi dettagli al centro del presbiterio. Attorno a questo tavolo i bambini vivono l’intera celebrazione, non come spettatori distanti seduti tra i banchi, ma come protagonisti attivi del mistero eucaristico.
Si tratta di una tradizione nata da lontano. Era il 1981 quando don Raimondo, al suo primo anno da parroco a Manoppello, decise di introdurre questo segno: «Voglio che i bambini, come gli apostoli durante l’Ultima Cena, partecipino a tutto l’evento in maniera diretta e non come semplici spettatori», ha sempre spiegato il sacerdote. Sedere a quella tavola significa rivivere concretamente la Cena che Gesù ha condiviso con i suoi discepoli nella Pasqua, rendendo il memoriale dello spezzare il pane un’esperienza viva, comunitaria e immediata.
Un filo rosso che unisce il passato e il presente
Che questo segno lasci un’impronta indelebile nel tempo è emerso con forza lo scorso 9 maggio, durante il pellegrinaggio di preparazione che ha condotto i bambini di San Salvo proprio a Manoppello. In quell’occasione, Don Raimondo ha vissuto un momento di grande commozione rincontrando una sua ex parrocchiana dell’epoca, oggi una donna adulta. A distanza di oltre quarant’anni, ha confidato al parroco di conservare ancora oggi, con grandissima gioia e vivida memoria, il ricordo di quel tavolo attorno al quale aveva ricevuto la sua Prima Comunione, in uno dei primi anni di ministero di Don Raimondo.
Un passaggio di testimone silenzioso ma potente: lo stesso stupore vissuto dai bambini di Manoppello nel 1981 si è rinnovato ieri sul volto dei piccoli di San Salvo. Avvolti dal calore della comunità, dall’emozione dei genitori e dalla solennità di una liturgia accogliente, i bambini hanno teso le mani per ricevere il Corpo di Cristo, non più come spettatori, ma come invitati speciali alla mensa del Signore.



