L’Eucarestia, un lascito semplice e quotidiano, pieno di Dio: nel cibarcene lo porteremo con e in noi
Commento al Vangelo del Corpus Domini di don Andrea Manzone
L’esperienza eucaristica della Chiesa è prima di tutto un’esperienza fisica e antropologica. L’atto di prendere cibo, di introdurre qualcosa nell’organismo e tramite esso vivere, corrisponde a un primordiale mistero insito nell’uomo.
La fame di cibo è immagine fortemente simbolica dell’uomo affamato, ossia dell’uomo che aspira alla vita, ad essere riempito di qualcosa che misteriosamente gli dona esistenza. Il fatto che questo provenga dall’esterno ci dice in primo luogo che l’uomo è un essere limitato, poiché vive grazie a ciò che gli è esterno e che, misteriosamente, entra in lui e “diventa” lui.
Nell’episodio narrato dall’evangelista Luca, uno dei più raccontati dai vangeli, davanti alla folla affamata Gesù avanza una proposta dirompente e innaturale: chiede a qualcuno di sacrificare i suoi pani e i suoi pesci, misera merenda del giorno, per sfamare una moltitudine.
A partire dal misterioso re Melchidesech, che offrì pane e vino, la Scrittura attesta più volte che all’origine della fame dell’uomo non vi è l’egoistico riempimento di un vuoto, ma l’offerta, il dono, la condivisione.
Ma cosa offrono i discepoli? Il pane e i pesci, frutto di un lavoro, di una fatica che sfama. Si intravede in questo racconto la trama di ogni messa, da quella papale a quella dell’ultimo prete del mondo, che sull’altare offre il frutto del lavoro dell’uomo, prega lo Spirito, e ottiene quel Pane vivo che è l’esperienza più vicina che l’uomo terreno può fare della risurrezione e del Risorto.
Non stupisce che l’esistenza di Cristo, la quale fu tutta un’offerta a Dio e agli uomini, si sia conclusa con un lascito così semplice, naturale, quotidiano e allo stesso tempo così pieno di Dio! “Fate questo in memoria di me” non significa semplicemente replicare un gesto, ma compiere ciò che intimamente Gesù ha compiuto e desiderato per sé: donarsi integralmente fino a farsi triturare, mangiare, ingerire e digerire.
In questo giorno, in cui la Chiesa si inginocchia e pone lo sguardo sull’Eucaristia, contempliamo il Pane eucaristico e, mangiandone, diverremo progressivamente ciò di cui ci siamo alimentati.
È l’auspicio di Gesù, che nel vangelo odierno, indica ai cristiani cosa significa diventare creature eucaristiche: «Voi stessi date loro da mangiare», ossia «Date loro voi stessi da mangiare».
