Le zeppole di san Giuseppe di una volta

Le zeppole di San Giuseppe sono un dolce legato alla festività di San Giuseppe che si festeggia il 19 marzo.

Le zeppole che tutti conoscono oggi sono quelle fatte di una pasta bignè (detta anche pasta choux) fatta a forma di ciambella fritta o al forno. Una ricetta rumena addirittura prevede  una procedura prima fritta e poi al forno. Su questa ciambella viene posta della crema pasticcera e su di esso poggiato una amarena; la parte di bignè viene cosparso con dello zucchero a velo.

Ma le nonne di queste terre (alto e medio vastese) non conoscevano la pasta bignè di origine francese. Le loro zeppole erano diverse da quelle che si vedono in giro. Queste sono state completamente soppiantate dalla suddetta versione “francese”.

Fino a circa trenta-quaranta anni fa (almeno in queste zone) le zeppole di San Giuseppe venivano fatte in questo modo in base a ciò che mi diceva mia mamma originaria di Casalanguida.

Si mette in una pentola un certo quantitativo di acqua, un pari quantitativo di farina (esempio un bicchiere d’acqua e un bicchiere di farina) e un pizzico di sale. Sempre mescolando con un cucchiaio di legno, si fa cucinare questo miscuglio (quasi come la polenta) fino a che il tutto diventi un’unica palla che si stacca quasi dalla pentola.
Si pone questa pasta su un tavoliere o un piatto e con l’aiuto di un cucchiaio la si spiana completamente, per farlo raffreddare. Una volta raffreddata, questa si presenta quasi come una “saponetta”.

Si ritrasferisce questo impasto in una grossa ciotola e si aggiungono uova (per esempio per un bicchiere di farina basta un uovo) zucchero (un cucchiaio), olio d‘oliva (un cucchiaio). Le dosi di questi ultimi elementi variano in base alla consistenza della base e anche in base ai gusti.

Si comincia ad impastare con le mani fino ad amalgamare i vari ingredienti. A seconda della consistenza dell’impasto ottenuto si aggiunge eventualmente un quantitativo di farina necessario per poterlo maneggiare. Questa tenderà comunque a appiccicarsi alle mani. Si prende un quantitativo poco più grande di una noce, lo si pone su della farina, lo si arrotola come un grissino e gli si dà la forma di un otto, o una ciambellina o effetto nodo.

Una volta terminata questa procedura si riscalda abbondante olio in una padella di dimensioni adeguate al quantitativo di zeppole fatte e quando raggiunge il massimo bollore, si mettono a friggere le “ciambelline”. Una volta dorate le si cospargono con zucchero semolato e con cannella.

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