Le “Sagnitelle” di san Vitale 2025: tradizione, devozione e soprattutto volti che parlano al cuore

L’evento delle “Sagnitelle” di San Salvo che solitamente si vive a San Salvo il sabato precedente la ricorrenza della festa di San Vitale e che quest’anno per varie circostanze (concomitanza con il sabato santo e morte di papa Francesco) è slittato al 3 maggio 2025 è un evento che esce fuori da ogni riga: è una delle unici eventi in cui è prevista la distribuzione di un pasto in via del tuto gratuita non c’è neanche un cestino per le offerte. Da sansalvese mi auguro che resti sempre così.

L’aspetto più caratteristico di questo evento di sicuro non è la fede (molto probabilmente solo una minoranza vive la fede come un evento che incide profondamente sulla sua quotidianità), ma la convivialità di popolo che si crea in questa circostanza, circostanza in cui anche le antipatie umane possono evolvere in simpatie. C’è anche chi è lì semplicemente per farsi notare ma anche questo fa parte del gioco. È come se Dio usasse anche i nostri aspetti negativi per dirci “cercate momenti per stare insieme con semplicità come fratelli che vivono nella stessa casa”.

La festa di San Vitale ha ancora una volta acceso i cuori e le strade di San Salvo, con le sue Sagnitelle, una tradizione che si rinnova ogni anno e che porta con sé valori di servizio, umiltà e comunità. Non si tratta solo di un evento folkloristico: è un momento profondo, che spesso si dà per scontato, ma che rivela la bellezza autentica di un popolo che sa fare memoria attraverso i gesti semplici.

Il 3 maggio 2025 si è vissuta la classica sfilata delle Some di San Vitale (trattori e cavalli addobbati con centri, coperte e fiori che trasportano grano benedetto), accompagnata dalla devozione di donne e uomini di ogni età che, in questa circostanza con il loro grembiule e il loro sorriso, hanno incarnato lo spirito di servizio che questa festa porta con sé. Ciò che colpisce più di ogni altra cosa sono proprio i volti: quelli di chi partecipa, di chi lavora dietro le quinte, di chi è presente per fede o per tradizione.

In un evento che attira persone anche dai paesi limitrofi, c’è chi, magari, rifugge la confusione, ma riconosce il valore simbolico delle Sagnitelle, un evento unico nel suo genere. Non è solo folklore: è sacrificio, partecipazione, comunità.

Una costanza di servizio degli ultimi anni sono presenti sono i membri dell’amministrazione comunale: in uno dei punti di distribuzione del tradizionale piatto di pasta, il sindaco Emanuela De Nicolis e gli assessori Maria Travaglini e Carla Esposito hanno servito con il grembiule sotto il sole, insieme all’assessore regionale Tiziana Magnacca. “Le Sagnitelle” ha la capacità di unire tutte le comunità parrocchiali di San Salvo.

Poi c’erano loro: i raccontatori, i comunicatori dell’oggi, giornalisti, fotoamatori, operatori social, presenti per documentare un evento che suscita l’attenzione di tantissime persone,

E ancora, i veri protagonisti: tutti coloro che hanno materialmente impastato e preparato la sagnitelle e il sugo, da venerdì pomeriggio, alcuni senza sosta e altri solo per poco tempo. Le prime luci del sabato si accendevano sul ragù preparato con circa ottocento bottiglie di pomodoro. Solo per aprirle serviva una persona a parte. E ancora colui che è il padrone di casa dell’evento, l’instancabile don Raimondo Artese che dopo aver celebrato la messa alle 8:30, benedette le “Some” dinanzi la chiesa di San Giuseppe e datosi da fare non solo nella cura spirituale ma anche a livello operativo per le sagnitelle la sera aveva anche la celebrazione delle cresime.

E poi c’era la gente, in attesa. Un’attesa che non era solo desiderio di gustare un piatto tipico, queste deliziose “sagnitelle”, ma che si trasformava in occasione di convivialità, di chiacchiere tra vicini, di sorrisi condivisi. Le Sagnitelle di San Vitale sono un momento di riscoperta del senso di comunità, un filo invisibile che lega le generazioni e che continua a tessere la storia di San Salvo. È in questi gesti semplici, in questi volti autentici, che si cela la vera, intramontabile bellezza di questa tradizione.

È un momento in cui il tempo si ferma e si assapora, oltre al cibo, il calore di una comunità che non ha mai smesso di credere nella forza della tradizione.

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