L’architettura del fuoco: mani che intrecciano storia e tradizioni

SAN SALVO – Se si osserva Piazza San Vitale in queste ore, c’è qualcosa di particolare. Si vede un quadro vivente. L’immagine di stamattina ritrae un gruppo di uomini e donne, operai del Comune insieme al consigliere comunale Angelo Fabrizio, e volontari, stretti attorno a una montagna di legna grezza. Non sono solo lavoratori: sono i custodi di una tradizione che si tramanda dal 1745.

Osservando la scena, sembra di ammirare una tela di realismo sociale, dove la fatica si mescola a all’impegno di una comunità che sa che un falò non si “accende” e basta, ma si “edifica”.

La base di mattoni e sabbia realizzata ieri mattina, accoglie i primi ceppi, ma il vero cuore pulsante è nascosto all’interno: una balla di paglia, posta con cura al centro della catasta. Sarà lei a ricevere la prima scintilla, a custodire il calore iniziale per poi offrirlo ai tronchi più duri.

Vedere operai e volontari lavorare fianco a fianco, tra il profumo del legno fresco e il rumore degli attrezzi, ci ricorda che la piazza di San Salvo, oggi, ha un’anima diversa: ogni gesto è un pezzo di storia che si ricompone. Quando stasera quella balla di paglia si trasformerà in una colonna di luce, sapremo che la fiamma può ardere così alta e fiera solo perché, prima, ci sono state mani capaci di intrecciare i tronchi con il gusto di collaborare. La forza del falò sta tutta nella cura invisibile della sua base e nel coordinamento di chi ha faticato nel freddo del mattino.

Il Fuoco di San Tommaso 2025, in realtà, è già acceso: brilla nel cuore e nell’orgoglio di chi, stamattina, ha scelto di esserci.

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