La Visitazione della Beata Vergine a Elisabetta

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Nuovo programma di catechismo: diario di bordo di un’apprendista catechista – Parrocchie 3.1 (parrocchie31.it)

Segno di Croce, Padre Nostro, “Vieni Santo Spirito a guidare questo incontro, stai con noi illumina le nostre menti e tocca i nostri cuori”

La Visitazione della Beata Vergine Maria a Elisabetta (Luca 1, 39-56). Un momento di grazia, un “viaggio in fretta” che non è solo geografico, ma un’accelerazione della storia della salvezza, mossa dalla carità e dalla fede.

L’Annuncio che si fa Carità (vv. 39-40)

Maria, appena ricevuto l’annuncio dell’Angelo, si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta la casa di Elisabetta.

Cosa significa oggi il “mettersi in fretta in viaggio”? È la prontezza nel servire, l’attenzione al prossimo, il non rimandare l’atto di bene. Gesù è il dono che non si tiene per sé.

La parola “in fretta” ci propone di portare Gesù al mondo con zelo e carità specialmente a chi ha bisogno (Elisabetta, avanti negli anni e incinta, necessitava di aiuto perché nel tempo della gravidanza può capitare di non stare al massimo delle forze).

Appena Elisabetta ode Maria, accadono due miracoli:

  1. Giovanni Battista sussulta nel grembo: Il profeta non ancora nato riconosce il suo Signore non appena la voce di Maria risuona.
  2. Elisabetta è piena di Spirito Santo: Lo Spirito le rivela la verità: la giovane parente che le sta davanti è la Madre del suo Signore.

Elisabetta esclama: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che debbo che la madre del mio Signore venga a me?»

Giovanni Battista, nel grembo, è il primo a gioire della presenza di Cristo. La vera gioia cristiana nasce dall’incontro con Gesù. Inoltre, il titolo “Madre del mio Signore” è un’affermazione di fede che riconosce la divinità di Gesù (Kýrios, Signore) e la maternità divina di Maria.

La vera grandezza di Maria non risiede solo nell’essere “Madre di Dio”, ma soprattutto nell’essere stata la prima e perfetta credente. Ella è beata non per il Figlio che porta, ma per la fede che ha dimostrato nell’accettare l’impossibile. Maria è il modello di ogni discepolo.

La Visitazione è il primo viaggio missionario di Cristo, portato da Maria. Ogni cristiano è chiamato, come Maria, a portare Gesù agli altri attraverso la gioia, l’umiltà e il servizio.

Attività ricreative per riflettere

Il Viaggio Veloce della Carità: Mettiti subito in gioco! Ognuno scrive su un bigliettino un bisogno e li si mette dentro un cesto,/scatola… Pesca un bisogno scritto e corri, in fretta come Maria, a trovare chi lo ha espresso per offrire un servizio concreto. L’amore non aspetta.

Il Muro delle Beatitudini: celebrare la fede Riconoscere che la grandezza di Maria sta nell’aver creduto. Rendiamo visibili i nostri piccoli atti di fede.

  1. Prepara: Attacca un grande cartellone (“Il Muro”) e fornisci post-it e pennarelli.
  2. La Scrittura: Chiedi ai partecipanti di riflettere e scrivere sul post-it, in modo conciso, un atto di fede che hanno compiuto (es. Ho chiesto scusa pur non volendo – Ho pregato per un nonno malato; Ho rinunciato a qualcosa per dare ad altri).
  3. L’Affissione: Leggi ad alta voce i post-it (se anonimi) e attaccali al “Muro”.
  4. Rifletti: Si sottolinea: “Questi gesti, anche se piccoli, sono la vera grandezza, perché sono frutto della fede che si fida di Dio.”

Il Sussulto della gioia: l’Energia dello SpiritoSperimentare come la presenza di Gesù (anche se portata dagli altri) porti una gioia incontenibile (il “sussulto” di Giovanni Battista).

  1. Il Cerchio: I partecipanti si siedono spalla a spalla.
  2. Il Ritmo: Il catechista batte un ritmo sulla spalla del vicino. Il ritmo deve essere trasmesso velocemente e fedelmente lungo il cerchio.
  3. Il Messaggio: Quando il ritmo torna al catechista, questi esclama forte: “Gesù è qui!, Voi siete benedetti…”
  4. La Reazione: Tutti devono reagire con un gesto di gioia (un applauso forte, un salto, una grida di gioia), il “sussulto” dello Spirito.
  5. Rifletti: Si spiega: “La gioia di Maria non è rimasta dentro, ha toccato Elisabetta e Giovanni. La nostra fede è contagiosa.”

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