La storia della chiesa oggi intitolata alla Madonna Addolorata


(Articolo dello storico professor Giovanni Artese)

Don Cirillo Piovesan, nel suo volume “La Città di San Salvo” ha scritto che una chiesa dedicata a San Nicola da Tolentino si trovava, nel XV secolo, in contrada Pantanella, all’interno del feudo abbadiale dei SS. Vito e Salvo. Si trattava dunque di una chiesa prossima al tratturo L’Aquila-Foggia, edificata molto probabilmente da pastori transumanti marchigiani (i cosiddetti Marchitti). Nicola da Tolentino (1245-1305) era stato un monaco agostiniano, asceta, predicatore, esorcista e devoto di Maria e della maternità, che aveva introdotto la tradizione dei panini benedetti, da consegnare in particolare ai malati.

Andata in rovina, tra il XVI e il XVII secolo, la chiesa dedicata a San Nicola da Tolentino fu ricostruita a San Salvo, fuori le mura, sulla strada appunto detta di San Nicolò (oggi corso Garibaldi) all’incrocio con la strada della Mirandola, che conduceva verso i terreni e le masserie dell’antico casale di Salavento (attuali area dello Stadio e del Deposito idrico e sottostante vallone di Buonanotte). Rifatta quasi completamente nel 1720 da Vito De Cristofaro, venne coinvolta successivamente da un incendio, cui seguì una ristrutturazione – intorno al 1740 – ad opera del cardinale, nonché abate commendatario dei SS. Vito e Salvo, Pier Luigi Carafa. Avendo subito ulteriori danni, soprattutto durante il brigantaggio di fine Settecento/primo Ottocento, fu riedificata ma poi di nuovo chiusa al culto nel 1850. Ricostruita ancora qualche decennio dopo, venne infine dedicata a San Nicola di Bari.

Il culto di San Nicola da Tolentino si mantenne vivo per tutto il Settecento e buona parte dell’Ottocento. La festa del Santo si celebrava il 10 settembre (oppure, secondo un’altra fonte, il 10 ottobre) e costituiva una delle tre solennità principali per la comunità salvanese (insieme a quelle per San Vito e San Vitale). Mons. Vincenzo Daniele, che visitò la chiesa arcipretale di San Giuseppe in San Salvo nel 1803, nella relativa relazione cita otto altari esistenti al suo interno, tra cui uno (sull’allora navata destra) dedicato proprio a ” S. Niccola Tolentino”.

Nei primi decenni del Novecento, la chiesa di San Nicola venne riparata e restaurata. Il paramento della facciata, con il bel timpano di coronamento e il soprastante campanile a vela, appartengono sicuramente a questa fase. In quegli anni e dopo essa fu adibita a scuole elementari, sede politica quindi asilo infantile. Nel 1960 venne restaurata, nel 1970 prolungata e realizzata l’abitazione del sacerdote (don Piero Santoro fu nominato rettore della stessa); infine, nel 1973 eretta a parrocchia dall’arcivescovo diocesano Vincenzo Fagiolo.

La festa di San Nicola di Bari è al 4 giugno ma dagli anni Settanta-Ottanta del Novecento la data ha spesso coinciso con la prima o la seconda domenica di giugno. Tra i riti pressoché perduti di San Nicola di Bari si ricorda il pellegrinaggio nel capoluogo pugliese, un tempo effettuato a piedi e con scarse provviste, che avveniva nel mese di maggio.

Con la costruzione della vicina, nuova e più ampia chiesa di San Nicola vescovo (1976), la vecchia chiesa avrebbe di nuovo perso la funzione religiosa, per divenire dapprima luogo di ritrovo e riunione della comunità parrocchiale omonima e  a servizio della parrocchia.

Il 30 maggio 2019 l’antica chiesa è stata riaperta al culto e intitolata alla Madonna Addolorata dal parroco don Beniamino Di Renzo.

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