La gabbia dei giusti

Seconda settimana del Tempo Ordinario – Mercoledì

Commento al Vangelo di Marco 3,1-6

A cura di Don Giovanni Boezzi

Carissimi, questo brano termina praticamente con la condanna a morte di Gesù ed è quindi direttamente allineato con il senso profondo del vangelo di Marco, tutto orientato al punto culminante della crocifissione.

Qui vediamo il massimo indurimento del cuore umano, che è la causa della morte del giusto. Il cuore umano può chiudersi nel peccato, ma anche nella sua «giustizia» e specialmente nella sua «religiosità», aspetto culminante dell’autogiustificazione: ce ne può liberare soltanto Gesù attraverso l’annuncio del suo mistero divino.

Dobbiamo qui riflettere a fondo, e vedere quanto noi cadiamo nel peccato di autogiustificarci, tentando di «possedere» la nostra stessa preghiera. Anch’essa se diventa nostra è votata alla perdizione e partecipa della mortalità umana, isterilendosi. Quanto preghiamo dobbiamo esprimere invece un dono di Dio: «Nessuno può dire: Gesù è Signore, se non per lo Spirito Santo» (1Cor 12,3). È inutile di tentare di conquistare Dio con la nostra giustizia: occorre invece farci ascoltatori della parola di giustizia che ci viene data, in un continuo cammino di conversione. «Il regno di Dio è vicino: convertitevi e credete al vangelo» (1,15) – Cristo è giunto ed è il Signore.

(Silvano Fausti)

Oggi prego con il Salmo 109.

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Dal Vangelo secondo Marco (3,1-6)

In quel tempo, Gesù entrò di nuovo nella sinagoga. Vi era lì un uomo che aveva una mano paralizzata, e stavano a vedere se lo guariva in giorno di sabato, per accusarlo. Egli disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: «Àlzati, vieni qui in mezzo!». Poi domandò loro: «È lecito in giorno di sabato fare del bene o fare del male, salvare una vita o ucciderla?». Ma essi tacevano. E guardandoli tutt’intorno con indignazione, rattristato per la durezza dei loro cuori, disse all’uomo: «Tendi la mano!». Egli la tese e la sua mano fu guarita. E i farisei uscirono subito con gli erodiani e tennero consiglio contro di lui per farlo morire.

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