In ricordo di zia Minuccia: una presenza gentile che porterò nel cuore
📸 “16 luglio 2018 – L’ho incontrata davanti casa, nel giorno in cui il cielo sembrava volerle fare festa: il suo compleanno, il suo onomastico: la Madonna del Carmine, a cui era tanto devota. Tornava da messa, con quel passo lento e sicuro, e negli occhi portava la luce di chi sa di essere amata dal Cielo. In quello scatto c’è tutto: la grazia di un momento semplice, la forza della fede, e la dolcezza di una vita vissuta con umiltà e amore.”
Ci sono persone che non fanno rumore, ma lasciano un’eco profonda. Carmina Fabrizio o meglio zia Minuccia, come tutti la chiamavamo, era così. Una vicina di casa, una figura che ha accompagnato la mia infanzia, che ha fatto parte della mia quotidianità come il profumo del pane o il suono delle campane. Ieri ci ha lasciati, e oggi la salutiamo per l’ultima volta.
Zia Minuccia in questo scatto al ritorno dalla messa del mattino, sembrava fatta di luce. Abitava vicino alla chiesa, e anche quando l’età si faceva sentire, la vedevi andare a piedi, finché ha potuto, a messa ogni giorno. La sua era un camminata d’amore, non solo verso Dio, ma verso la vita. Ricordo che ho iniziato a notare la sua costanza proprio quando anch’io ho cominciato ad innamorarmi del Signore. Era come se il suo esempio mi parlasse, silenziosamente. Non per abitudine, ma per amore. Non per passare il tempo, ma perché il tempo, lei, lo riempiva di significato. La fede era la sua forza, la sua gioia, il suo modo di camminare nel mondo.
Quando mi sono sposata, zia Minuccia era lì, con il suo sorriso e i petali di fiori da lanciare.
Mio padre diceva sempre: “Anche la regina ha bisogno del vicino.” E aveva ragione. Oggi, in un tempo in cui a malapena ci si saluta tra vicini, zia Minuccia Era parte del “nostro vicinato”, della nostra memoria, della nostra umanità.

