Il Primo incontro di Catechismo e la rivoluzione della gratuità
Ottobre ha il profumo delle foglie che cadono e la promessa di nuovi inizi. Per noi catechisti, è il mese in cui la Parola torna a fiorire e la gioia dell’Annuncio di Gesù si rinnova.
Quest’anno, per una serie di circostanze, mi sono stati affidati solo cinque bambini. Ma che siano cinque, cento o anche uno solo, la gioia, l’impegno e la responsabilità restano immutati: trasmettere il tesoro prezioso dell’amore di Cristo.
Un incontro nel Nome del Signore
Ho scelto di dedicare il primo incontro non solo ai bambini, ma anche ai loro primi maestri di vita: i genitori. Era fondamentale ritrovarsi, conoscersi e porre le basi di un cammino comune, un incontro di persone nel Nome del Signore.
Come ogni momento che porta il Suo nome, abbiamo iniziato con il segno della croce e l’Ave Maria. Dopo aver atteso che tutti fossero presenti, abbiamo rotto il ghiaccio chiamandoci per nome — quel nome con cui anche Dio ci chiama.
Una Parola che si fa carne
Pur essendo un incontro con i genitori, non poteva mancare la Parola di Dio. Non una Parola astratta, ma quella che si incarna nelle nostre vite, rendendoci testimoni viventi.
Ho letto e raccontato uno dei miei brani preferiti: la moltiplicazione dei pani e dei pesci. Nel Vangelo di Matteo, l’evangelista ci parla della compassione. Dio, l’Onnipotente, si prende cura della nostra vita anche nelle cose più semplici — proprio come fanno i genitori che si preoccupano che i figli possano mangiare.
Non è solo un miracolo: è la storia della Provvidenza. Ho condiviso una testimonianza personale. Durante la mia infanzia e adolescenza, in una famiglia di sei persone senza reddito fisso, questo Vangelo risuonava come una certezza nel cuore dei miei genitori: “Dio provvede”. E Dio provvedeva sempre!
Il servizio come dono
Questa è la radice del nostro servizio. Ho ribadito che noi catechisti non lo facciamo né per denaro né per onore. È tutto gratuito, semplicemente per amore di Gesù. Possediamo un tesoro così grande che non possiamo tenerlo per noi. Anche se fosse solo per un bambino, lo farei con tutto il cuore.
Ho chiesto ai genitori e ai bambini di non chiamarmi “maestra”: il solo Maestro è Gesù Cristo. Io sono soltanto una semplice testimone.
Riaccendere la fede
Il mio obiettivo non è dare compiti o riempire quaderni, ma farli innamorare di Gesù. E in questo, la collaborazione dei genitori è fondamentale. Spesso la nostra fede è un catechismo che non ricordiamo più bene. Incontriamo persone che diventano testimoni di altre fedi dopo averle studiate a fondo. Ma quanti di noi cattolici conoscono davvero le fondamenta della nostra religione?
Ho esortato i genitori a vivere questo cammino di catechismo come un’occasione per risvegliare anche in loro un rapporto nuovo con Dio. A condividere, connettersi e collaborare con me — non da spettatori, ma da protagonisti. Ho raccomandato la Messa: non importa quale o dove, ma che sia vissuta profondamente, per rendere questi due anni intensi e ricchi di significato.
La preghiera come fondamento
Più andiamo avanti, più ci rendiamo conto di quanto poco tempo e poche priorità siano dedicate a Dio, Colui che ci dona la vita.
Non possiamo trasmettere la Fede in modo astratto da idee preconfezionate. Dobbiamo partire da chi abbiamo di fronte. Ascoltando e osservando tutti le mie cinque piccole anime, ciò che mi è venuto spontaneo è partire dal valore fondamentale della preghiera.
