Il Magnificat come canto di speranza: la lezione del biblista Don Ilvio Giandomenico a San Salvo

SAN SALVO – Un’occasione di meditazione profonda, capace di intrecciare il rigore dell’analisi esegetica con le domande più urgenti della contemporaneità, si è svolta ieri sera, nella suggestiva cornice di Piazza San Nicola a San Salvo, la seconda edizione della rassegna “Riflessioni sotto le stelle”, organizzata dall’Azione Cattolica e dalla Parrocchia San Nicola Vescovo.

Ospite e relatore della serata è stato il biblista Don Ilvio Giandomenico, che ha offerto una densa lectio dal titolo “Il canto della speranza: il Magnificat”, ripercorrendo la struttura e il significato teologico del celebre cantico del Vangelo secondo Luca.

Dall’Annunciazione alla Visita: l’esplosione della gioia L’intervento del teologo si è aperto contestualizzando il momento in cui nasce il canto. Don Ilvio ha ricordato come il Magnificat scaturisca dall’incontro dinamico tra due donne, Maria ed Elisabetta: un viaggio intrapreso subito dopo l’Annuncio dell’angelo, attraverso la regione montuosa della Giudea.

«Il canto non nasce nell’isolamento, ma nell’esplosione di un giubilo suscitato dallo Spirito Santo e condiviso nell’abbraccio della fede», ha evidenziato il biblista, sottolineando come Maria non celebri se stessa o i propri meriti, ma esalti unicamente le grandi opere compiute dal Signore.

La gratuità dell’amore e lo sguardo sulla piccolezza Ampio spazio è stato dedicato all’analisi della natura della grazia e della risposta umana. Don Ilvio si è soffermato sul passaggio in cui Dio “ha guardato l’umiltà della sua serva”, illustrando la duplice valenza di questo termine:

  • Da un lato, la consapevolezza esistenziale della creatura di fronte al Creatore (il limite e la piccolezza);
  • Dall’altro, la condizione socio-economica reale degli ultimi, degli invisibili e degli emarginati del tempo.

Il capovolgimento della storia e le logiche umane Nella parte centrale dell’a lezione’intervento, l’attenzione si è spostata sui potenti verbi d’azione del cantico («ha disperso i superbi, ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili, ha ricolmato di beni gli affamati»).

Il relatore ha messo in guardia da una lettura riduttiva o meramente sociologica di queste parole: «Non si tratta di un’analisi di classe o di una dinamica politica umana, ma di una lettura di fede sulla storia. Maria ci mostra la certezza che Dio è già al lavoro e che la sua giustizia opera un vero capovolgimento delle logiche di potere, anche quando le apparenze sembrano smentirlo».

Una bussola per “abitare le domande” di oggi In conclusione, il biblista ha riconsegnato il Magnificat alla comunità come una bussola viva per il tempo presente. In un’epoca contrassegnata da incertezze e precarietà, l’invito emerso dalla serata è quello di imitare Maria nella capacità di “abitare le domande e i dubbi”, senza cedere al disincanto ma imparando a guardare la realtà con gli occhi degli ultimi per farsi testimoni operosi di speranza.

A presentare ed ad accogliere il biblista sono stati il presidente di Azione Cattolica della parrocchia San Nicola Vescovo, Angela Strippoli una delle responsabili diocesane e parrocchiali del movimento e il parroco don Antonio Totaro.

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