Il festival di Sanremo 2026 con gli occhi della fede

Don Gianmarco Medoro

A volte, come cantano Lda e Aka7even in questo Festival, ci sembra di stare dentro ad una “storia piena di ma, piena di se” (Poesie clandestine) e non sappiamo che strada prendere!

Quante volte ci è capitato di sentirci bloccati e abbiamo sentito il bisogno di essere presi, condotti e accompagnati da qualcuno, proprio come canta Fulminacci nella Canzone “Stupida sfortuna”: “Vienimi a prendere sto in mezzo a una strada!”.La Parola di questa seconda domenica di Quaresima ci mostra un viaggio in cuiimparare ad essere condotti, come fu per Abramo e come sperimentano i tre discepoli, Pietro, Giacomo e Giovanni che Gesù “prese con sé e li condusse in disparte su un alto monte” (17,1)Sembra di ascoltare nell’esperienza dei discepoli, le parole della canzone “Ora e per sempre” presentata da Raf: E tu per mano hai preso la mia vita e camminando sulla via d’uscita senza parlare mi dicevi: Ora e per sempre”. Lasciamoci prendere per mano da Gesù e saliamo sul monte come Pietro, Giacomo e Giovanni, perché come afferma Sal da Vinci, vincitore di questo Festival: “un amore, non è amore per la vita se non ha affrontato la più ripida salita” (Per sempre si) . Affrontiamo allora la ripida salita del Tabor per ridisegnare la nostra identità di discepoli.Sul monte, ci dice il Vangelo di questa domenica, Gesù si trasfigura: “il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce.” (17,2) Quello che si evince con chiarezza è che la luce non investe Gesù dal di fuori, ma proviene dal suo interno. Il suo volto non è semplicemente “illuminato” ma “brilla”.

Lo stesso per le vesti. Gesù brilla di luce propria, non riflessa.Per vederti realmente sei chiamato a lasciar “trasfigurare” il tuo sguardo su di te e su ciò che ti circonda. Il giovane Fulminacci nella sua “Stupida sfortuna” canta una “Realtà (che) non si vede, finché io non ti vedo, finché tu non ci vedi me”. Ecco allora la prima tappa della salita al Tabor: quella Luce ti dice chi sei. Tu non sei i tuoi peccati e i tuoi fallimenti, non sei i tuoi insuccessi e le tue cadute, non sei il tuo passato e neppure le tue proiezioni. Tu sei la luce del mondo (cfr Mt al cap.5).

Non vedrai la realtà che sei finché non ti vedrai attraverso la Luce di cui sei impastato sin dal tuo Battesimo! “Se potessi vederti coi miei occhi, lacrimeresti tutto il mio stupore” canta Levante in questo Festival. Ti auguro lo stupore di vederti con stupore!

“Posso portarti ancora più su”(I Romantici) canta Tommaso Paradiso. E’ ciò che fa il Vangelo in questa sosta sul Tabor. Non viene coinvolto solo il nostro sguardo che contempla Gesù trasfigurato. Siamo rapiti da una Voce, la Voce del Padre.“In questo silenzio sento la tua voce” ,(Serena Brancale, Qui con me) una voce che afferma: “Questo è il Figlio mio, l’amato: in lui ho porto il mio compiacimento. Ascoltatelo!” (17,5). E secondo la descrizione del Vangelo di Matteo, è il suono della voce che arriva dal cielo che fa piombare i discepoli nella paura tanto da farli cadere con la faccia a terra. Quante volte viviamo nella paura di non essere amati solo perché pensiamo di non meritarcelo…

Quante volte facciamo la stessa esperienza che descrive Levante: “divento la paura e mi trema anche la gola” (Sei tu)…

Quante volte i pesi della vita quotidiana ci fanno vivere con la “faccia a terra” costretti a guardare il fango dei nostri limiti e delle nostre fragilità, senza aprire lo sguardo alle “cose di lassù”La seconda tappa del Tabor è accogliere l’invito che Gesù ci fa nel Vangelo:“Alzatevi e non temete!” ( v. 7) Alzati dalla terra delle tue mediocrità! Alzati dal fango delle tue fragilità e non temere!Alzati affinché tu possa vivere “una notte che non ha paura nemmeno di me” (Arisa, Magica Favola).Come nel Vangelo di oggi, Gesù opera con te le stesse azioni che quel giorno fece sul Tabor: si avvicina, ti tocca e ti dice: “L’Amore, il mio Amore, ti rialza, ti fa risorgere e apre lo sguardo della tua fede, forse piccola e fragile, alle cose grandi del mio progetto su di te!”

I discepoli fanno esperienza sul Tabor della Bellezza, tanto che Pietro afferma: “E’ bello per noi essere qui!” (17,4). Quante volte facciamo esperienze belle, gratificanti, soddisfacenti e siamo quasi tentati di fotografarle per volerne fermare gli istanti e bloccarci in quei momenti. Al termine del racconto, Matteo descrive il ritorno alla normalità: “Non videro nessuno, se non Gesù solo…e scendevano dal monte!” ( 17,8-9) C’è un tempo per ricaricare i nostri cuori con la preghiera e la bellezza di relazioni feconde. Ma c’è anche il tempo di scendere a valle, di tornare al combattimento spirituale, di lavorare senza posa per compiere la nostra missione. C’è un tempo in cui siamo chiamati a vedere più il “Gesù solo” delle nostre solitudini e stanchezze che il “Cristodella gloria” nei successi e nelle gratificazioni. Sarebbe utile seguire il consigliodi Sayf nella canzone “Tu mi piaci”: “Rallenta il passo quando si spegne la luce!”In questo ritorno alla normalità, il passo forse sarà più lento ma abbiamol’opportunità di portare la luce del Tabor lì dove siamo e dove viviamo, per vivere ciò che dicono Masini e Fedez nella canzone “Male necessario”: “Anche nel buio si può vedere”. La terza tappa allora del Tabor è permettere a questa Parola di venirci a scuotere, di farci scendere dalle nostre poltrone e diimpegnarci concretamente in una continua discesa verso l’altro. Non siamo soli. Nel ritornello della canzone “Resta con me” delle Bambole di pezza mi sembra di ascoltare il grido dei discepoli, il grido di ciascuno di noi che scende dal monte: “Resta con me in questi tempi di odio. Tu resta con me anche se tutto questo ci cambierà. Adesso sono io a dirti che ho bisogno, a dirti in questo posto sembra tutto una follia. Resta con me!”Davanti a questi giorni dove sembra prevalere la follia della violenza, in mezzo a questi giorni di odio, mentre scendiamo nella valle dei combattimenti quotidiani, diciamo al Signore: “Resta con me”.In quale ambito della tua vita sei chiamato a compiere questa “discesa dal Tabor”? In cosa sei statico?Scendere a valle significherà allora vivere l’impegno per essere costruttori di pace lì dove siamo e dove viviamo affinché la luce sperimentata sul monte, trasfiguri le nostre relazioni! Ce lo ricorda anche Dargen: “Ama ciò che non ti piace; è il cammino per la pace” (AI, AI)Buon cammino di salita! Buon cammino di discesa! Buon cammino per la pace!

Don Gianmarco Medoro

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