don gianni boezzi

Il coraggio di cambiare

«Manda il tuo Spirito, Signore, a rinnovare la terra»: abbiamo pregato così al salmo responsoriale. La solennità odierna, che chiude e completa il tempo pasquale, è ricca di suggestioni e proposte di riflessione. Fra le tante piace sottolineare questa: il frutto più bello del dono dello Spirito Santo è il «rinnovamento». È lo Spirito di Dio a rendere sempre nuova e giovane la Chiesa, è lo Spirito di Dio a rendere sempre nuovo e attuale il Vangelo di Gesù, è lo Spirito di Dio a rendere sempre nuova e feconda la madre terra e tutta la creazione.

Nel Catechismo degli Adulti al n. 342 si legge: «Senza lo Spirito Santo, Dio è lontano, il Cristo resta nel passato, il Vangelo è lettera morta, la Chiesa una semplice organizzazione, l’autorità una dominazione, la missione una propaganda, il culto un’evocazione, l’agire cristiano una morale da schiavi. Ma in lui… il cosmo è sollevato e geme nel parto del Regno; l’uomo lotta contro la carne; Gesù Cristi Signore risorto è presente; il Vangelo è potenza di vita; la Chiesa è segno di comunione trinitaria; l’autorità è servizio liberatore; la missione è una Pentecoste; la liturgia è memoriale è anticipazione; l’agire umano è deificato». Nello Spirito ogni realtà è resa nuova ed esprime tutta la potenzialità della sua originaria vocazione.

Con questo pensiero interpretativo del rinnovamento rileggiamo le letture odierne. È la novità dello Spirito a capovolgere il disastro di Babele; la diversità delle lingue non è più un ostacolo alla comunicazione e alla comprensione (Prima lettura) perché finalmente «li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio». Dissetati e vivificati dal solo Spirito, siamo resi un solo corpo in Cristo, pur nella molteplicità dei carismi, delle attività, dei ministeri, a prescindere dalle nostre appartenenze, tradizioni o stati sociali (Seconda lettura).

E alla luce della prospettiva del «rinnovamento» va letta anche la pagina evangelica, questa apparizione del Risorto che dona la pace e lo Spirito Santo per la remissione dei peccati. È nuova la pace che il Risorto dona: non è più solo il sia più ricco ed evocativo saluto ebraico, ma è l’anticipo nell’oggi del dono escatologico della nuova armonia fra Dio e l’uomo. «Pace a voi» è l’audio della risurrezione, diceva don Tonino Bello: «E noi non possiamo separare il video dall’audio: se accettiamo il video, cioè la risurrezione, dobbiamo accogliere anche l’audio, cioè “La pace sia con voi”. Non possiamo credere, cioè, alla luce senza credere alla voce (…). Ecco perché la Chiesa, figlia primogenita della Pasqua di Cristo e riviera dolcissima di chi cerca la pace, non deve aver paura di certi vaneggiamenti e se la risurrezione di Cristo è la sua fede incrollabile, la pace deve essere la sua speranza imperitura».

È nuovo, infine, il soffio vitale del Risorto: produce il perdono, che è la vera grande novità del Vangelo. Se il soffio divino è stato l’inizio della creazione, lo Spirito Santo è l’inizio e il compimento della ri-creazione, ultima e definitiva, dell’uomo.

La solennità odierna allora immerge la Chiesa in questa tensione continua e vitale di rinnovamento fra il dono ricevuto nel tempo e il possesso della gioia eterna. Una Chiesa rivolta al passato tradisce il dono dello Spirito, che invece va richiesto in continuazione, come ci suggerisce la bella sequenza obbligatoria della liturgia di oggi. «Vieni, Santo Spirito» è l’invocazione di una Chiesa che non si stanca di vivere l’attesa, che si rende disponibile a lasciarsi lavare, bagnare, sanare, piegare, scaldare e drizzare dalla potenza dello Spirito.

Che diventa così una comunità che non ha paura di abbandonarsi e arrendersi al cambiamento che non oppone resistenza alle istanze di rinnovamento, anzi le coglie come stimolo e sollecitazione a una vita nuova. E, spinta dal soffio potente dello Spirito, ritrova ogni giorno il coraggio di annunciare il Vangelo, di attraversare le strade della storia non con l’animo del conquistatore, di cui il mondo non ha bisogno, ma con la parresia del testimone.

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