Il comandamento più grande

(Commento al Vangelo di don Matteo Gattafoni)

Al tempo in cui visse Gesù erano stati codificati ben 613 comandamenti. Comprendete allora come rispondere alla domanda posta a Gesù non era facile, soprattutto perché l’intento di scribi e farisei non era quello di comprenderne meglio il senso, aiutati dalla profondità spirituale di Gesù, ma coglierlo invece in errore per condannarlo a morte. Un po’ come in questi giorni sta avvenendo nei confronti di Papa Francesco.

Cattolici di abito, che in realtà sono di essenza “protestante”, virologi da tastiera che in un secondo vogliono prendere le vesti degli opinionisti di costume e società, cristiani lontani da Dio e dalla Chiesa che indagano con perizia su frasi estrapolate, non per crescere nell’amore e nella conoscenza di Dio ma solamente per mettere alla gogna mediatica il Papa. Nulla di diverso dalla pagina del vangelo di oggi, dove un tizio viene ancora una volta messo in difficoltà, perché ciò che andava dichiarando per le strade della Galilea era ritenuto in contraddizione con ciò che Mosè aveva invece insegnato. Bene, secondo la legge di Mosè, il comandamento più grande era il riposo del sabato, comando che Dio stesso, ci racconta la Scrittura, aveva osservato. Seguire questo comandamento significava per il pio Israelita del tempo adempiere tutta la legge di Mosè.

Eppure Gesù capovolge tutto e indica l’amore verso Dio, verso se stessi e il verso i fratelli e le sorelle, come i comandamenti più grandi. E così spiazza nuovamente tutti. A chi aveva la preoccupazione di stabilire un ordine tra i comandamenti, Gesù risponde con un nuovo comandamento, qualcosa quindi di fronte al quale non ci si può sottrarre o far finta di non aver capito: tornare al centro del Vangelo, senza cui ogni precetto e insegnamento, anche di, Mosè, non avrebbe senso. Se non si vive l’amore a cosa servono i precetti? Amare Dio, per essere capaci di amare veramente perché il nostro amore è spesso interessato e non gratuito. Amare se stessi, riconoscendo la propria vita come un dono, come presenza bella di Dio nella storia. Amare il fratello, anche lo sconosciuto e lo straniero, in cui Gesù si identifica e vive.

Ieri come oggi, Gesù ci insegna che non c’è mai tradizione senza una crescita, e mai una crescita senza obbedienza alle radici del vangelo. La tradizione è una lanterna: gli sciocchi vi si aggrappano, ai saggi indica il cammino.

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