“I fratelli sono sacramento della presenza di Cristo”

(Commento al Vangelo di don Mario Pagan)

La liturgia di queste domeniche estive nei Vangeli ci ci viene proposto il discorso di Gesù sul pane della vita. La vita può presentare momenti di tempesta o tratti di deserto, ma il pane della vita ci viene sempre offerto. Grazie all’Eucaristia, possiamo fin d’ora vivere come figli di Dio che hanno ricevuto l’eredità della vita eterna e che sono un cuore solo e un’anima sola, possiamo imparare ad amarci con quell’amore Fraterno che scaturisce dal cuore di Cristo e che è lo stesso amore del Padre per tutti noi.

Gesù, insegnando nella Sinagoga di Cafarnao si presenta come il pane disceso dal cielo per la fame degli uomini, una fame che non è soltanto fisica, ma soprattutto morale e spirituale, ma ascoltando questa Parola, i giudei sono scandalizzati, a tal punto da mormorare contro di Lui.

Anche a noi può capitare di essere turbati per quello che il Signore ci dice e che è così diverso dal nostro modo di pensare. Noi cerchiamo sempre di far collimare la nostra logica con le esigenze della vita cristiana, invece dobbiamo uscire da una prospettiva che è unicamente razionale ed entrare nella logica della fede.

Impariamo ad ascoltare con cuore puro e semplice, con mente umile e sgombra da tutti i preconcetti, da tutti i pregiudizi e le fantasie che noi stessi ci costruiamo. Lasciamoci afferrare da Dio, lasciamoci prendere dalla sua mano: ogni volta che cadiamo nell’infedeltà o nella ostinazione che ci imprigiona nei nostri progetti anziché farci aprire a quelli di Dio, ricominciamo nuovamente ad affidarci a Lui sapendo che il Signore è sovrabbondante nel dono della vita. Egli ci fa rivivere continuamente, da morti che eravamo per il peccato, e sempre ci ridà la vita donandoci come nutrimento se stesso.

Dopo aver moltiplicato più volte il pane per le moltitudini, Gesù ci ha lasciato se stesso come nutrimento, è divenuto cibo per saziare la fame di ogni uomo. Mangiando di Lui, il pane della vita, anche noi dobbiamo imitarlo facendo della nostra vita un dono, un buon pane per gli altri.

Non à infatti ammissibile pensare di essere uniti al Signore e non essere in comunione con i fratelli, pensare di amare il Signore e non amare tutti i fratell, adorare e venerare l’Eucaristia e non rispettare i fratelli che sono pure sacramento della presenza di Cristo. In ogni momento dobbiamo chiederci: “Come mi ha amato Cristo? Che cosa ha fatto per me? Che cosa fa per me?”. Dio ci ha ritenuto così preziosi da pagarci con il prezzo del Sangue del suo Figlio, che ha dato se stesso per ciascuno di noi e per tutti.

Alimentandoci dell’Eucaristia, possiamo a nostra volta diventare una presenza di Dio che ama tutti gli uomini e che continuamente dona se stesso. Quando riusciamo a fare nostra la disposizione di accettare di perdere noi stessi per gli altri, oltrepassando il nostro egoismo e il nostro individualismo, troviamo la gioia più pura e inalienabile, quella che nessuno ci può togliere. Allora la nostra vita assume un profumo di soave odore, il profumo della carità di Cristo: quale ricchezza!

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