Gli scout dopo il servizio alle “Sagnitelle” iniziano a mangiare con il Padre Nostro
Una scena semplice ma carica di Vangelo
La scena era semplice, ma profondamente significativa. Dopo aver aiutato tantissimi altri volontari con dedizione centinaia di porzioni di Sagnitelle alla comunità di San Salvo, anche per loro – gli scout – arriva finalmente il momento di mangiare. Ma prima di iniziare, si fermano. Si raccolgono. E, nella palestra ormai quasi vuota, senza più folla né riflettori, si leva la voce comune del Padre Nostro.
Quella preghiera, recitata con cuore sincero, in un luogo dove fino a poco prima regnava il rumore della festa, assume un’intensità nuova. È come se per un istante si fosse aperta una pagina di Vangelo vissuta: la preghiera insegnata da Gesù stesso, rivolta al Padre con il servizio ancora nel corpo e nel cuore.
E anche dopo aver mangiato il servizio non si ferma. Con la stessa naturalezza, i ragazzi e gli adulti scout si rimettono all’opera aiutando. Insieme agli altri volontari, si occupano di ripulire la palestra dalla farina, di smontare tavoli e attrezzature, di rimettere in ordine il cortile dove erano accese le callare e accatastata la legna.
Gli scout di San Salvo, inconfondibili con il loro fazzolettone azzurro – tra i più apprezzati d’Italia, come hanno notato anche altri gruppi in raduni nazionali – portano con sé tre strisce: gialla, verde e blu. Tre colori che raccontano il loro territorio: il sole che scalda le colline, il verde della campagna e il blu del mare che bagna le coste abruzzesi.
Proprio questi colori sfilano ogni anno durante la festa di San Vitale, patrono della città, in una delle tradizioni più sentite: la preparazione e distribuzione delle Sagnitelle. Un piatto semplice, dal profumo di cose fatte in casa, ma ricco di storia e significato. Da secoli, infatti, a San Salvo si preparano e si condividono con tutto il popolo come gesto di carità e comunione.
Un gesto semplice, concreto, come tutta la giornata. Ma che racconta cosa vuol dire essere scout: servire, senza aspettarsi nulla in cambio, con gioia e spirito di comunità.

