“Fino a quando?”
Commento al Vangelo di don Nicola Florio
«Fino a quando, Signore, implorerò aiuto e non ascolti, a te innalzerò il grido “Violenza!” e non salvi? Perché mi fai vedere l’iniquità e resti spettatore dell’oppressione? Ho davanti a me rapina e violenza e ci sono liti e si muovono contese» (Ab 1,2-3).
Così il profeta Abacuc protesta con il Signore che tarda a intervenire a fronte di violenze e usurpazioni, e lo fa con una espressione che torna tante volte nella Bibbia sulla bocca dei disperati: “Fino a quando?”. “Ho davanti a me rapina e violenza, e ci sono liti e si muovono contese”: sembra descrivere la situazione allarmante dei popoli oppressi oggi dalla guerra, di tanti poveri che vedono lesi i loro diritti più elementari, di tanti credenti che vorrebbero Dio più interventista nella storia dei popoli e delle loro intricate vicende personali.
A questa domanda si affianca un’affermazione di Gesù che ci spiazza: “Se aveste fede quanto un granello di senape potreste trapiantare nel mare questo albero di gelso” (cfr. Lc 17,6). Un modo per dire che basterebbe un pizzico di fede per trasformare il mondo. Ma a quale fede fa riferimento il Signore? Se credere da cristiani significa vivere come ha vissuto il Figlio di Dio, allora basterebbe un po’ di amore in più e un po’ di fiducia in più nei confronti di Dio per cambiare il mondo. Con una grande fede Bartolo Longo trasforma la valle desolata di Pompei in una cittadella di fede e di carità, edificando sulle rovine dell’antica città romana la “Civitas Dei”. Tutto senza soldi, con la fede nella Provvidenza, con la fiducia nella Madre del Signore, con la “catena dolce” del Rosario. Noi ci muoviamo solo se l’opera è sovvenzionata, se c’è un’assicurazione che ci copre le spalle, se ci sono tutte le coperture del caso. Ma i Santi non hanno fatto così. E quando avevano portato a termine opere colossali, non se ne vantavano, si schernivano e dicevano con semplicità disarmante: “Ha fatto tutto la Madonna”.
Francesco, il santo patrono d’Italia, armato solo della sua fede, cercò di annunciare il Vangelo e di promuovere la pace. Per questa ragione nel 1219 partì durante la quinta crociata e si incontrò con il sultano Malik al-Kāmil in Egitto, vicino alla città di Damietta. ll sultano lo ascoltò con cortesia e rispettò il suo voto di povertà. Francesco partì con una fede disarmata e disarmante, direbbe Papa Leone.
Nei “fioretti di San Francesco” si narra di un lupo feroce che terrorizzava la città di Gubbio, attaccando sia il bestiame che le persone. San Francesco intervenne, non con la forza, ma con la parola e la compassione, offrendo un accordo al lupo: gli abitanti gli avrebbero fornito cibo in cambio della cessazione delle sue aggressioni. Il lupo accettò, diventando un “fratello” pacificato e vivendo in armonia con la comunità fino alla morte, suscitando il lutto degli abitanti che ormai si erano affezionati a lui.
Ecco il “granello di senape” di cui parla Gesù: credere ostinatamente e umilmente nella forza del bene, dell’amore e vivere in questo orizzonte. Forse questa è la fede che sradica i gelsi e sposta le montagne della durezza di cuore, dell’orgoglio che cerca riconoscimenti, del predominio che genera morte! È piccola cosa un granello di senape, ma ha la forza travolgente della vita. Questa fede è stare nello stesso atteggiamento di Gesù verso la vita: fa vivere della sua vita e rende testimoni nel mondo del suo mistero di amore.
Di fronte alla domanda “Fino a quando?” il cristiano risponde: non lo so, ma io, come il mio Signore e come tanti Santi, mi metto al servizio del bene e dell’amore, certo che prima o poi tutto questo trionferà!
Don Nicola Florio
