“Essere vigilanti nell’attesa del Signore”
Commento al Vangelo di don Simone Calabria
Ia DOMENICA DI AVVENTO A (Is 2,1-5; Sal 121; Rm 13,11-14a; Mt 24,37-44)
Iniziamo oggi un nuovo anno liturgico, che non è solamente il ripetersi ciclico di alcune date della vita del Signore o dei Santi; ma soprattutto è un tempo di grazia che Dio ci offre per fare esperienza sempre più viva del Signore. Oggi siamo riuniti per ringraziare il Signore di questo dono.
È bene anzitutto soffermarsi sulla parola “Avvento”, (dal latino: “Adventus”) che vuol dire “arrivo”. Ma chi arriva tra meno di un mese? Arriva il Natale e facciamo festa (regali, pranzi, vestiti nuovi, i negozi e le strade sono tutte illuminate). È così che vuole il Signore che ci prepariamo per Il Natale? Cosa dobbiamo fare per prepararci al S. Natale?
Dobbiamo “attendere”.
“Attesa e attenzione”, hanno la stessa radice: “tendere a”, “rivolgere mente e cuore verso qualcosa”, che manca e che si fa vicino e cresce. Sono le madri a conoscere bene il senso dell’attesa, che la imparano nei nove mesi portando nel grembo una nuova creatura. “Attendere” è l’infinito del verbo “amare”. L’Avvento è un tempo di “incamminati”: tutto si fa più vicino e quindi si abbreviano le distanze…Dio si rende visibile a noi, noi agli altri, io a me stesso. Perciò questo giorno ha una grazia speciale, ci fa’ riscoprire la bellezza di essere tutti in cammino.
Ma in cammino verso dove? C’è una mèta comune? E qual è questa mèta? Il Signore ci risponde attraverso il profeta Isaia, e dice così: “Alla fine dei giorni, il monte del tempio del Signore sarà saldo sulla cima dei monti e s’innalzerà sopra i colli, e ad esso affluiranno tutte le genti.
Verranno molti popoli e diranno: “Venite, saliamo al monte del Signore, al tempio del Dio di Giacobbe, perché ci insegni le sue vie e possiamo camminare per i suoi sentieri”.
La mèta comune da raggiungere è Gerusalemme, dove sorge il tempio del Signore, è da dove è venuta la salvezza.
Dice ancora il profeta: “Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri, delle loro lance faranno falci; una nazione non alzerà più la spada contro un’altra nazione, non impareranno più l’arte della guerra”. Ma quando accadrà questo? Quei giorni sono venuti. Ma noi siamo curvi su noi stessi e sui nostri problemi da rischiare di non accorgercene.
L’Avvento viene a scuoterci dal nostro intontimento perché non ci sovrasti uno stile di vita nel buio e triste. Le parole di S. Paolo e del Vangelo vengono a scuoterci: “È ormai tempo di svegliarvi dal sonno, perché adesso la nostra salvezza è più vicina di quando diventammo credenti…Perciò gettiamo via le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce.
Comportiamoci onestamente, come in pieno giorno: non in mezzo a ubriachezze, litigi e gelosie…”. Per questo motivo: “Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà”.
Carissimi, “vegliare” è sentire il vuoto di un’assenza, e questo ci porta ad invocare la Sua presenza, a tenere lo sguardo fisso su Gesù, riscoprire il tempo presente come luogo della speranza. Quindi, la nostra vigilanza, la nostra attesa, si alimenta nella preghiera.
Il rischio di ogni giorno è vivere una vita distratta e senza attenzione.
Bisogna vivere attenti. Ma a che cosa? Attenti ai bisogni della nostra società, alle persone, al nostro prossimo, alle parole che usiamo, ai silenzi, alle domande mute senza senso, ad ogni offerta di tenerezza, di bellezza, ad essere una Chiesa “attenta” e stupirci perché Gesù viene a incontrare proprio noi!
Dobbiamo essere “attenti” a ciò che accade nel nostro cuore e nella realtà in cui viviamo e ci muoviamo.
Il modello di questo atteggiamento spirituale dell’attesa, di questo modo di essere e di camminare nella vita, è la Vergine Maria. Una semplice ragazza di paese, che porta nel cuore nel suo grembo, la speranza di Dio che si è fatta carne, si è fatta uomo: Gesù Cristo.
Lasciamoci guidare da lei, che è madre, è mamma e sa come guidarci in questo tempo di attesa e di vigilanza operosa. Amen.
