Educare nella libertà: una famiglia nei boschi e il valore della genitorialità alla luce del Vangelo
Vastese, Chieti – 3 novembre 2025 In un tempo in cui il rumore del mondo sembra soffocare il silenzio della coscienza, una famiglia ha scelto di vivere immersa nella natura, lontano dalle comodità moderne. Catherine e Nathan, genitori di tre bambini, hanno deciso di abitare in una casa colonica nei boschi del Vastese, senza acqua corrente né energia elettrica, affidandosi a pozzi, pannelli solari e al calore del camino. Una scelta radicale, non priva di significato che se basata su una scelta condivisa dai genitori e motivata dalle loro esperienze di vita andrebbe semplicemente rispettata.
La famiglia come santuario dell’amore
Nel Vangelo, la famiglia è il primo luogo dove si impara l’amore, la fiducia, la preghiera e il rispetto reciproco e per la natura. Gesù stesso è cresciuto in una casa semplice, a Nazaret, dove Maria e Giuseppe lo hanno educato con amore e timore di Dio. La Costituzione italiana, all’articolo 30, riconosce il diritto-dovere dei genitori di educare i figli, e la libertà educativa è un principio fondamentale anche per la Chiesa, che invita a formare le coscienze secondo la verità e la carità.
Educazione: tra libertà e responsabilità
La famiglia ha scelto un percorso educativo domestico, noto come “un-schooling”, che privilegia l’apprendimento naturale e il dialogo continuo tra genitori e figli. Sebbene questa modalità sia poco convenzionale, non è di per sé contraria alla legge, purché garantisca lo sviluppo armonico dei bambini. La libertà educativa, sancita dalla Costituzione e dalla Dottrina Sociale della Chiesa, non può essere soppressa senza un giusto motivo. San Giovanni Paolo II ricordava che “la famiglia è il primo e fondamentale luogo dell’educazione”.
La giustizia e il discernimento
A seguito di un’intossicazione alimentare causata da funghi raccolti nel bosco, la Procura per i minorenni ha avviato un’indagine, proponendo la sospensione della responsabilità genitoriale. Tuttavia, non sono emersi episodi di violenza o trascuratezza intenzionale. I genitori sono economicamente autosufficienti e affermano di agire per proteggere i figli da una società che percepiscono come “avvelenata”. La legge deve vigilare, ma anche discernere con misericordia, evitando di punire scelte di vita che, pur non comuni, non violano la dignità umana.
Vivere nel bosco è una scelta ecologica. San Francesco d’Assisi ci ha insegnato a lodare Dio attraverso le creature, e il Catechismo ci invita a custodire il creato come dono divino. Se questa famiglia cerca Dio nella semplicità della natura, non va giudicata con superficialità, ma accompagnata con rispetto e dialogo.
Ogni famiglia è un mistero sacro. Prima di togliere i figli ai genitori, occorre interrogarsi con cuore aperto: questa scelta è davvero per il bene dei bambini? O rischia di spezzare un legame che, pur fragile, è fondato sull’amore? La fede cattolica ci insegna che la verità va cercata nella carità, e che la libertà, anche quella educativa, è un dono da custodire con responsabilità e rispetto.
Chi può giudicare se una scelta educativa (se la famiglia è abitata da un amore sano sia tra i genitori e con i figli) può essere migliore o peggiore di un altro?
