Ecco perché in questo momento della mia vita amo profondamente la Santissima Eucarestia
Sono giorni intensi per la nostra fede, in cui sembra quasi che il mondo (almeno in Italia) si fermi a contemplare – anche se a volte con ipocrisia o per interesse economico – la Pasqua. È proprio lì che si trova il cuore di tutto il nostro credere: in un Dio vivo, che non sa far altro che amare, al di sopra di ogni logica umana.
Nella e con la Pasqua impariamo ad amare una Pasqua perenne, che si rinnova ogni giorno che ci viene donato: l’Eucaristia consacrata nella Messa e la gioia della Resurrezione. Nel Vangelo di Giovanni è scritto: “Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno; e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo” (Gv 6, 51).
Per fede, crediamo che nel momento in cui i sacerdoti consacrano l’ostia e il vino, questi diventino realmente corpo e sangue di Gesù: cambia la sostanza delle cose. Carlo Acutis aveva girato il mondo alla ricerca di fatti, eventi e dimostrazioni scientifiche che raccontassero questo “miracolo”. Ne ha trovati ben 142 (fonte).
Nella storia di ognuno arriva (o, per lo meno, sarebbe auspicabile che arrivi) un momento spartiacque: Credo davvero, nel profondo del mio cuore, a ciò che mi è stato raccontato e che ancora oggi mi si racconta su Dio, sull’Eucaristia, sulla Messa, sul Catechismo della Chiesa Cattolica, eccetera? Oppure tutto ciò è solo un fatto emotivo, legato alla tradizione, un’occasione di aggregazione sociale? Così mi dicono, così faccio… non si sa mai.
Personalmente, la vivo così: con la mente faccio fatica a credere che quell’ostia possa davvero diventare il corpo di Cristo, ma a pelle – attraverso quelle sensazioni, quell’istinto che va oltre ogni logica – sento nel cuore che nell’Eucaristia c’è qualcosa di incredibilmente grandioso che oggi non riesco ancora a comprendere fino in fondo… ma di cui sono profondamente innamorata.
Un tempo tenevo sempre la testa bassa, quasi ripiegata su me stessa, in uno pseudo atteggiamento intimistico e contemplativo, e soprattutto senza il coraggio di guardare “il momento” in cui avviene questo straordinario miracolo. Oggi invece cerco di non perdermi neanche un istante e, con la testa alta, provo a scrutare l’evento anche con la mia mente, per poterlo amare sempre di più.
A volte sento dire che bisogna andare a Messa solo quando ce lo sentiamo, quando siamo gioiosi, quando capita. Che tristezza! Possiamo forse amare e frequentare un marito, una moglie, un figlio, un fratello, un amico solo in quelle circostanze? Se amiamo davvero una persona, non stiamo forse con lei anche quando siamo inquieti o in disaccordo? E se abbiamo incontrato un Dio vivo, è la stessa identica cosa. Nei sacramenti lo incontriamo a tu per tu.
Tempo fa, a San Salvo è arrivata una reliquia di Carlo Acutis, che il parroco don Raimondo Artese ha esposto accanto alla Santissima Eucaristia, quasi a significare che c’è stato un ragazzo che ha definito l’Eucaristia “l’autostrada per il cielo”, lo strumento che può aiutarci a diventare santi. Eppure, nei momenti in cui sono stata lì, ho visto file di persone che andavano a “salutare Carlo”, mentre quasi nessuno si soffermava sul corpo di Gesù presente nel Santissimo Sacramento, posto anche in posizione centrale. Chissà cosa avrà pensato Carlo nel vedere quella scena, da lassù!
Amo l’Eucaristia e la Messa nella loro essenzialità: non amo i fronzoli e le parole inutili che si aggiungono a ciò che è già perfetto. Penso che rischino di togliere, anziché aggiungere, perché distolgono dal vero centro.
Quando ero lontana da una fede matura, don Piero Santoro celebrava alle 7 del mattino una Messa feriale che durava esattamente 12 minuti. C’era tutto ciò che era essenziale per la celebrazione. All’epoca, purtroppo, non partecipavo e me la sono persa. Oggi, quanto mi piacerebbe poter iniziare la giornata con una Messa così! Spesso, purtroppo, gli orari e le durate delle celebrazioni sembrano pensati solo per i pensionati che hanno il tempo e il desiderio di dedicarsi a questa eccezionale palestra di vita.
È un invito che faccio con il cuore in mano: chi può, non rinunci a questo nutrimento quotidiano per l’anima e per il corpo. Preghi e offra il sacrificio anche per chi non può partecipare e, soprattutto, per coloro che non hanno ancora incontrato Cristo nella propria vita, per chi si è allontanato, e per tutti i sofferenti nel corpo e nello spirito.
L’Eucaristia è il memoriale della Pasqua di Cristo, che possiamo assaporare non solo a Pasqua, ma ogni giorno, grazie al “sì” dei nostri amati sacerdoti.
L’Eucaristia è il memoriale della pasqua di Cristo che possiamo assaporare non solo a Pasqua ma ogni giorno grazie al sì dei nostri amati sacerdoti.
IL “CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA” CI INSEGNA:
Il memoriale del sacrificio di Cristo e del suo corpo, la Chiesa
1362 L’Eucaristia è il memoriale della pasqua di Cristo, l’attualizzazione e l’offerta sacramentale del suo unico sacrificio, nella liturgia della Chiesa, che è il suo corpo. In tutte le preghiere eucaristiche, dopo le parole della istituzione, troviamo una preghiera chiamata anamnesi o memoriale.
1363 Secondo la Sacra Scrittura, il memoriale non è soltanto il ricordo degli avvenimenti del passato, ma la proclamazione delle meraviglie che Dio ha compiuto per gli uomini. 186 Nella celebrazione liturgica di questi eventi, essi diventano in certo modo presenti e attuali. Proprio così Israele intende la sua liberazione dall’Egitto: ogni volta che viene celebrata la Pasqua, gli avvenimenti dell’Esodo sono resi presenti alla memoria dei credenti affinché conformino ad essi la propria vita.
