Diocesi di Chieti Vasto: 148 parrocchie, 148 domande, chi ci abita davvero?

È forse questo il tempo di farsi coraggio e voltare pagina?

“La Chiesa non è fatta di muri, ma di volti. Eppure, in troppe parrocchie della nostra diocesi, i muri restano in piedi mentre i volti scompaiono.”

Una diocesi che si svuota… e non solo di abitanti

La diocesi di Chieti-Vasto conta 144–148 parrocchie, distribuite in 10 zone pastorali. Alcune servono meno di 1.000 abitanti, altre superano i 9.000 fedeli. Ma il numero di sacerdoti non cresce. Anzi, diminuisce.

E mentre le vocazioni calano, le celebrazioni si moltiplicano, spesso con chiese semivuote e parroci esausti. San Salvo è uno dei luoghi dove la sproporzione tra bisogni pastorali e forze disponibili si fa più evidente: i suoi parroci reggono da soli un carico che altrove è condiviso. Basta osservare questa tabella (fonte: Annuario CEI) per rendersi conto di quanto sia palesemente sproporzionato — e fuori da ogni buon senso organizzativo — il numero di parrocchie, e di conseguenza di parroci, rispetto non solo al numero degli abitanti, ma soprattutto se si considera il confronto con realtà come quella della città di San Salvo. Chieti risulta la zona più sovradimensionata per numero di parrocchie e soprattutto di parroci: su una superficie di 59,57 km² vivono 48.422 abitanti (dato al 30 luglio 2025), con una densità abitativa di 812,86 abitanti per km². Eppure, la città può contare su almeno 20 parroci — quasi sette volte il numero presente in una cittadina come San Salvo, che, pur avendo una densità abitativa più alta (1.011,32 ab./km² su 19,7 km²) e una popolazione di circa 19.923 abitanti (dato al 31 luglio 2025), dispone soltanto di tre sacerdoti.

Qui, ad esempio, il sacerdote della zona marina si trova a gestire, nei mesi invernali, una comunità paragonabile per dimensioni a quella di molti paesi dell’entroterra. Ma durante il periodo estivo, il numero dei fedeli cresce in modo esponenziale, diventando spropositato rispetto alle risorse disponibili. Nel frattempo, i due parroci del centro cittadino si ritrovano a servire, da soli, tutta la restante popolazione urbana, con carichi pastorali che superano ampiamente la media delle altre zone.

Questa situazione evidenzia l’urgenza di una riorganizzazione più equa e razionale, che tenga conto non solo del numero delle parrocchie, ma anche della reale distribuzione demografica, della mobilità stagionale e delle esigenze pastorali concrete.

È questa la Chiesa che vogliamo? Una Chiesa che si frammenta per non disturbare, che celebra per abitudine, che non osa riformarsi e peggio ancora che non legge i segni dei tempi?

Parrocchie come confini, non come ponti

Ogni parrocchia ha la sua storia, il suo campanile, il suo orgoglio. Ma quando la fedeltà al “mio” diventa chiusura al “nostro”, il Vangelo si spegne. Ci sono paesini con due parrocchie e un solo sacerdote, altri con una parrocchia e zero catechisti. Eppure, le celebrazioni continuano, spesso senza assemblea, senza comunità, senza vita.

chieti vasto san giustino
Una diocesi da ridisegnare

Chieti e Vasto, accorpate come diocesi il 30 settembre 1986, distano oltre 70 km. Le due città hanno storie, culture, ritmi e vocazioni diverse. Vasto guarda al Molise, a Termoli, con cui condivide territorio, mobilità, e sensibilità pastorale. Chieti è più vicina a Lanciano, con cui condivide il tessuto urbano, le scuole, le famiglie.

Ha senso tenere unite Chieti e Vasto in una sola diocesi? O è tempo di ridisegnare i confini ecclesiali secondo criteri pastorali e non di parte? Come accade troppo spesso nella scuola, anche nella Chiesa si rischia di fare accorpamenti “dall’alto”, senza ascoltare il territorio e senza una visione profetica. Ma la Chiesa non è un ministero, è una comunità viva. E ogni riforma dovrebbe partire dalla gente, non dai palazzi.

Ad esempio si potrebbe pensare: gruppi di 2–4 parrocchie vicine che condividono sacerdoti, catechisti, risorse e attività; riorganizzazione basata su densità abitativa, viabilità, affinità culturali; celebrazioni festive e feriali in orari diversi (per consentire anche a chi lavora di poter partecipare); digitalizzazione e comunicazione condivisa

Invocare lo Spirito Santo

Questa non è solo una questione di numeri. È una questione di discernimento spirituale. Di invocare lo Spirito Santo per capire dove ci chiama oggi. Di pregare insieme, ascoltare le voci dei fedeli, dei giovani, dei parroci, dei religiosi. La riforma non è una strategia. È una conversione.

Eccellenze, la gente ha bisogno. Non di strutture da difendere, ma di Cristo da incontrare. Non di parrocchie vuote, ma di comunità vive. Non di celebrazioni formali, ma di liturgie che toccano il cuore. I fedeli attendono pastori che annuncino la Parola, che spezzino il Pane, che camminino con loro. Non manager, non funzionari, non organizzatori di eventi, procedure ma padri e fratelli.

Abbiamo bisogno di voi. Di una guida che non tema di riformare, di ascoltare, di scegliere. Di una Chiesa che non si piega alla logica del mantenimento, ma si apre alla missione e alla comunione.

Vi chiediamo di invocare lo Spirito Santo, di lasciarvi inquietare dal Vangelo, di osare il cambiamento. Perché il popolo di Dio ha fame di senso, sete di verità, bisogno di speranza. E voi siete chiamati a custodirla, a generarla, a donarla.

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