Dio ha scelto una coppia di sposi per incontrare l’umanità

(Commento al Vangelo di don Raimondo Artese)

Buon Natale! Forse mi dirai: Natale era due giorni fa e ora non è più Natale. Ti dico che ti sbagli! Quando in una famiglia nasce un bambino, i genitori, i nonni e gli amici, sono in gioiosa agitazione, pieni di pensieri che riempiono il cuore per tanti giorni!

La Chiesa, invitandoci ogni anno a meditare sul mistero dell’incarnazione, ci sprona a non rimanerne semplici spettatori. Se Dio ha voluto che suo Figlio nascesse e vivesse nella famiglia di Giuseppe e Maria, una famiglia concreta, questa storia ci tocca da vicino.

Ci tocca perché, anche noi, siamo nati e cresciuti in una famiglia, forse non perfetta; e, la maggior parte di noi, cerchiamo la pienezza della nostra vita formando una nuova famiglia e anch’essa, forse, non perfetta.

Luca, raccontando la scena della presentazione di Gesù al Tempio, narra l’obbedienza di Maria e Giuseppe alla Legge. Questo rito rappresentava il riscatto del primo figlio maschio, in ricordo della liberazione del popolo dall’Egitto per l’intervento del Signore.

Obbedendo alla legge, Maria e Giuseppe presentano Colui che è venuto a rivelare il senso vero della legge, dell’alleanza di Dio con l’umanità. Per questo motivo, nel racconto di Luca, il rito passa in secondo piano. In primo piano appare il vecchio Simeone, a cui lo Spirito gli fa comprendere che il primogenito di quell’umile coppia della Galilea è il Messia. Simeone proclama il suo canto di grazie: «Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace … perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza…». Solo lo Spirito poteva permettergli di riconoscere il Figlio di Dio in quel bambino. Con questo Spirito, Simeone, benedice Maria e Giuseppe e rivela loro che, partecipare al disegno di Dio «…e anche a te una spada trafiggerà l’anima…», richiederà loro una generosità senza misura.

Con il ritorno a Nazareth, la famiglia di Gesù torna alla sua vita ordinaria. Lì Gesù cresce, nella vita semplice di una famiglia come tutte le altre, nascosto e irriconoscibile.

Dio creatore aveva a disposizione tutta la creazione per incontrare l’umanità. Se ha scelto una coppia di sposi, allora significa che ha ritenuto la famiglia, il modo e il luogo più bello per fare capire chi Egli è!

Allora significa che quello che avviene nella famiglia è la strada per riconoscere chi è Dio, qual è l’origine e il senso della vita: donarsi per dare vita. La famiglia è un concreto cammino di fede, cioè di affidamento all’altro e al mistero della vita, che è Dio: – per fede un uomo e una donna promettono di accogliersi e amarsi;

  • per fede generano e educano i figli;
  • per fede i figli obbediscono ai genitori e poco a poco diventano indipendenti da loro.

Se alla vita si toglie la fede, cosa resta? Se alla famiglia togliamo la fede nel mistero della vita, cosa rimane? Questo ci rivela il mistero della Famiglia di Nazareth, questo è il regalo che fa a tutte le famiglie del mondo:

  • nessun figlio cresce felice senza una famiglia, dove c’è amore e fede;
  • nessun uomo e nessuna donna possono realizzarsi se non costruendo una famiglia dove si viva per amore e per fede.

Domandiamoci: Sono disposto a stupirmi, ogni giorno, per le meraviglie che il Signore compie in me, nella mia famiglia, nella storia umana?

Non resta che implorare da San Giuseppe la grazia delle grazie: la nostra conversione:

Salve, custode del Redentore,
e sposo della Vergine Maria.
A te Dio affidò il suo Figlio;
in te Maria ripose la sua fiducia;
con te Cristo diventò uomo.
O Beato Giuseppe, mostrati padre anche per noi,
e guidaci nel cammino della vita.
Ottienici grazia, misericordia e coraggio,
e difendici da ogni male. Amen. (Papa Francesco, Patris Corde)

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 2,22-40): Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, [Maria e Giuseppe] portarono il bambino [Gesù] a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore. Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo: «Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli: luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele». Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima –, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori». Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.

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