“Cristo è la nostra speranza, la vera felicità”
(Commento al Vangelo di don Simone Calabria)
Le letture di questa domenica (Sof 2,3; 3,12-13; Sal 145; 1Cor 1,26-31; Mt 5,1-12) ci interrogano su queste due domande: qual è la nostra speranza? Dove si fonda questa speranza? Queste domande ci invitano ad un cambiamento totale della nostra mentalità, della nostra vita.
Ascoltando questo brano del Vangelo abbiamo la tentazione di dire che non è un discorso rivolto a noi che viviamo una vita “normale”, ma forse è rivolto solo a quelle persone che hanno fatto una scelta di vita particolare o per coloro che vivono materialmente nelle situazioni descritte. In tal caso, ci possono sembrare delle parole fuori posto o delle semplici parole di conforto.
Tutti quanti noi abbiamo avuto la carta d’identità cartacea, forse qualcuno l’ha ancora in possesso. Su tale carta oltre ai dati personali (nome, cognome, data di nascita, residenza…) c’è un’ultima annotazione: “segni particolari”. Ebbene povertà, afflizione, mitezza, giustizia, misericordia, purezza di cuore, pace, sono quei segni particolari che ogni cristiano deve farsi annotare sulla propria carta d’identità (nel proprio cuore).
«Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei
cieli…beati i puri di cuore, perché vedranno Dio…».
Cosa significa essere “beati?”. Essere “felici”.
Gesù proclama le Beatitudini sulla riva del lago di Galilea. C’era tanta folla e Lui salì sulla collina, per ammaestrare i suoi discepoli. E che cosa comunica? Comunica che Lui è la via della vita, è la via della vera felicità.
Il motivo della felicità, non sta nella condizione in cui si è, per esempio, «poveri in spirito», «afflitti», «affamati di giustizia»,
«perseguitati…», ma nella successiva promessa (per es. perché di essi è il regno dei cieli, perché vedranno Dio…), da accogliere con fede come dono di Dio.
Si parte, quindi, dalla condizione di disagio per aprirsi al dono di Dio e accedere al «regno» annunciato da Gesù. Non è automatico, questo, ma è un cammino di vita seguendo il Signore. Non si è beati se non si è convertiti, in grado di apprezzare e vivere i doni di Dio.
Mi vorrei soffermarmi sulla prima beatitudine: «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli». Il povero in spirito è colui che ha l’atteggiamento di quei poveri che nella loro condizione non si ribellano, ma sanno essere umili, docili, disponibili alla grazia di Dio. La felicità dei poveri (in spirito), ha una duplice dimensione: nei confronti dei beni materiali e nei confronti di Dio.
Riguardo ai beni materiali, questa povertà in spirito è sobrietà: non necessariamente rinuncia, ma capacità di gustare l’essenziale, di condivisione; capacità di stupirci per la bontà delle cose, senza avere l’atteggiamento del “più ho, più voglio”. E se abbiamo questo atteggiamento “più ho, più voglio”, non siamo felici e non arriveremo mai alla felicità. Nei confronti di Dio è riconoscere che alla sua origine sta l’amore creatore del Padre.
Cosa dobbiamo fare per essere felici? Dobbiamo fidarci, non su sé stessi, sulle ricchezze materiali, sulle proprie opinioni, ma ascoltare con rispetto e chiedere aiuto, condividere il nostro bisogno.
Se nelle nostre Comunità ci fossero più poveri in spirito, ci sarebbero meno divisioni, contrasti e polemiche!
L’umiltà, la carità, l’amore, sono doni, atteggiamenti, condizioni essenziali per vivere insieme.
Mettiamoci di impegno e tutti insieme potremo davvero cambiare questo mondo, non ascoltiamo chi ci dice che la felicità viene solo dal successo, dal denaro. La felicità viene innanzitutto dall’amore.
La Parola del Signore
Vedendo le folle, Gesù salì sulla montagna e, messosi a sedere, gli si avvicinarono i suoi discepoli. Prendendo allora la parola, li ammaestrava dicendo: «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati gli afflitti, perché saranno consolati. Beati i miti, perché erediteranno la terra. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti hanno perseguitato i profeti prima di voi. (Mt 5,1-12)
