“Covid a San Salvo”: Maria, Annarosa e Stefania raccontano

Un interessante e commovente incontro on line di Azione Cattolica Giovani Giovanissimi è stato quello di domenica 24 gennaio che ha dato voce a tre donne che hanno testimoniato come si è “dovuta” riadattare, a causa del Covid la “ferialità” di tre importanti realtà del nostro territorio: sanità, scuola e aiuto ai fratelli che si trovano in situazioni di necessità.

A parlare sono state tre grandi donne della nostra città: Maria Torino, Annarosa Costantini e Stefania Ciocca.

La prima a parlare è stata la caposala dell’Istituto San Francesco di Vasto Marina, Maria Torino. “La mascherina si è resa l’elemento indispensabile nelle nostre vite. Nel nostro lavoro vi eravamo abituati ma ora è diverso. I nostri codici di comunicazione sono stati costretti a cambiare veste. Ma è realmente possibile parlare con gli occhi? Oggi la qualità del dialogo risulta per noi tutti un po’ più complicata ma non per questo meno efficace perché gli occhi sono lo specchio dell’anima. Loro da sempre celano la parte più profonda di noi. Ho imparato ad avere con i pazienti una relazione fatta di sguardi. Non è stato e non è tutt’ora facile per me lavorare al fianco dei malati Covid: ci si sente impotenti e a volte inutili! Non ci si abitua mai alla morte e si fa fatica ad accettare la solitudine della morte. Accanto ai pazienti, nei suoi ultimi minuti ci siamo trovati solo noi… senza nessun familiare, amico..ma cerchiamo con i nostri sorrisi degli occhi di infondere serenità di essere comunque per loro un mezzo importante di presenza. Si può continuare ad amare questo lavoro nonostante tutti questi cambiamenti. Spesso l’umanamente impossibile bussa prepotentemente alla nostra porta, sta a noi aprire. Crediamo in Qualcuno che sa operare oltre l’umanamente impossibile. Albert Einstein diceva “Nel cuore delle difficoltà regnano le grandi opportunità.

E’ seguito l’intervento della preside dell’Omnicomprensivo “Mattioli- D’Acquisto” di San Salvo, Annarosa Costantini. Il Covid è stato un vero e proprio Tsunami. La presenza fisica nella scuola è basilare. Ci siamo dovuti riorganizzare daccapo buttando il cuore oltre l’ostacolo. Non è stato facile soprattutto nel primo lockdown. Abbiamo cercato di garantire un’uguaglianza non solo formale ma anche sostanziale a tutti gli studenti. Ci siamo adoperati in tutti i modi affinché tutti gli studenti avessero i dispositivi informatici indispensabili in questa nuova strada di apprendimento. Anche gli insegnanti si sono dovuti rimettere in gioco e si sono dovuti adattare a un nuovo modo di insegnare. E un discorso farlo quando hai venti, trenta anni e un altro a quaranta, cinquanta, sessanta…Sono venute meno tutti quegli aspetti umani che sono fondamentali nel processo di apprendimento di ciascuno. Tutti quanti stiamo vivendo una grande rivoluzione e investiti di cambiamenti tali che non possono essere negativi, qualcosa di buono ce lo devono lasciare ed è quello di dare importanza a ciò che è davvero importante, di dare importanza a ciò che ci diciamo, scegliere bene le parole perché le parole possono costruire ponti. 

L’ultima a intervenire è stata Stefania Ciocca, segretaria della Caritas della Parrocchia di San Nicola Vescovo Gerico. La pandemia ha fatto venir fuori tanti nuovi poveri e di conseguenza tanti nuovi modi di aiutare chi si trova in una situazione di necessità. A marzo 2019 eravamo completamente disorganizzati e impreparati a una situazione che sembrava quasi un film di fantascienza.  Nel ripensare a quanto vissuto in quel momento mi sono anche emozionata. Tutto era pensato su esigenze che venivano soddisfate in loco e anche la gestione delle anagrafiche degli utenti passava su degli appunti scritti su dei foglietti volanti perchè tutto era basato sull’ascolto del bisogno del momento. In quel momento tutto era bloccato, nessuno si poteva muovere. E così ci siamo ritrovati a stare fino alle 4 del mattino a cercare di ricostruire tutte le anagrafiche per continuare le nostre attività di aiuto al prossimo. Quando ho chiamato per farci dare i permessi per poterci muovere e portare cibo a chi aveva bisogno ho dovuto usare parole molto forti chiedendo la sua disponibilità ad accettare che chi si trovava nel bisogno potesse andare a suonare al suo campanello. Oggi 130 famiglie circa 600 utenti e anche tanti volontari. Avevamo anche un altro problema: dispense Caritas quasi svuotate e aumento dei poveri. Hanno aperto le porte anche persone fuori della parrocchia. Per la prima volta i bisogni dei nostri utenti non erano solo nostri ma anche degli altri. Anche la comunità musulmana avevano saputo che avevamo portato beni di prima necessità ai loro membri hanno messo a disposizione quanto avevano da dare senza distinzioni, miei e i tuoi.

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