“Come prete e come malato, stando vicino a malati, ho compreso che…”

(Don Raimondo Artese)

Nel Vangelo di oggi con cui Gesù spiega quante volte e perchè perdonare con la parabola del servo malvagio possiamo porre sotto i riflettori due semplici parole: “Ebbe compassione”.

Avere compassione significa portare insieme all’altro il suo dolore, le sue sofferenze o sconfitte. Come prete e come malato, stando vicino a malati, ho compreso che ciò che fa più paura non è tanto la malattia o gli acciacchi, ma la solitudine, l’abbandono. Questo non tocca solamente anziani e malati, ma anche persona che si sente abbandonata, soprattutto quando la vita lo mette davanti difficoltà che sembrano insormontabili.

Ecco perché un Dio che conosce il dolore, perché lo ha provato nel Figlio morendo in croce per noi, è un Dio fedele, che sa starti vicino e ti comprende nel profondo più di quanto tu possa capirti.

E vuole insegnare a te a non avere paura del dolore e della sofferenza altrui, a non scappare quando qualcuno chiede la tua compagnia, non per risolvere il dolore, ma per sapere che non lo sta affrontando da solo.

Il Vangelo di oggi deve farci porre queste domande? A chi sono stato vicino ed ho consolato e confortato? Come mi sono sentito? Riesco a raccontarlo agli altri, non per farmi grande, ma per dire che è possibile?

Stammi vicino, o Signore, perché io stia vicino a chi soffre a chi è solo, perché in loro posso ritrovare te crocifisso. Stammi vicino, o Signore, quando la paura stringe il mio cuore, quando la sconfitta mi umilia e mi fa sentire un nulla e quando la difficoltà abbatte le mie certezze. Amen

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