Ciao Gino Bracciale, fotografo degli albori della mitica Panini di Modena

“Da bambino quando sentivo bestemmiare mi mettevo a piangere”

“Da bambino, quando sentivo bestemmiare, mi mettevo a piangere”: una frase che scelsi come sottotitolo perché rivela la limpidezza di un cuore puro, incapace di restare indifferente davanti al dolore arrecato al nome di Dio. Oggi, che Gino è al cospetto del Signore, probabilmente la sua anima è come una luce trasparente che continua a brillare, libera da ogni ombra, accolta nella misericordia infinita del Padre.

Il 12 gennaio 2025 ha festeggiato nella chiesa di San Nicola i suoi 50 anni di matrimonio. Il solo vederlo celebrare dinanzi a Dio le sue nozze d’oro mi ha riempito di gioia: era un momento di grazia e di comunione che resterà impresso nel cuore di tutti. Appena mi vide, con la semplicità che lo contraddistingueva, mi disse: “Mi raccomando, facci delle foto”. Quel sorriso e quella richiesta racchiudevano la sua voglia di custodire la memoria di un amore vissuto nella fede.

E ora, nel ricordarlo, voglio tornare alle parole di quella intervista pubblicata su sansalvo.net il 1° luglio 2018, perché in esse si riflette la sua anima di bambino e di uomo che ha ha saputo far divenire la sua passione un mestiere con cui dare anche il pane alla sua amata famiglia.

Fotografare non è solo un mestiere: è un’arte che nasce dall’anima e dagli interessi di chi sa vivere in profondità l’attimo. A San Salvo, uno degli esponenti più conosciuti e apprezzati di quest’arte è stato Gino Bracciale.

La sua famiglia, originaria della Calabria, risiede da quattro generazioni a San Salvo. Qui Gino è nato e cresciuto. Da bambino, quando sentiva qualcuno bestemmiare, si metteva a piangere: segno di una sensibilità pura e di un cuore limpido. A 13 anni entrò in un collegio di frati a Francavilla d’Ete, in provincia di Fermo. Fu lì che incontrò un frate appassionato di fotografia che gli mise per la prima volta una macchina fotografica in mano. Poco dopo, in terza media, i frati portarono lui e altri ragazzi a vedere una partita della Juventus: davanti a quei fuoriclasse si innamorò del calcio e della squadra.

A 15 anni, tornato a San Salvo, fondò la squadra “Velox”. Durante gli allenamenti, i compagni, vedendo i suoi goal, lo soprannominarono “Pelé”. Qualche anno più tardi, lavorando alla Siv, conobbe l’arbitro federale Luigi Costanzo, che lo spronò a organizzare un torneo di calcio. Era il settembre 1967, mese della festa di San Rocco: il torneo fu dedicato al santo e da lì nacque l’idea di costituire una vera squadra cittadina. L’amministrazione comunale accolse la proposta e nacque l’Unione Sportiva San Salvo.

Il lavoro in fabbrica non lo soddisfaceva: la fotografia diventava sempre più una passione e una prospettiva. Si formò allo studio Di Memmo a Vasto, poi si trasferì a Modena, dove entrò nello staff dei fotografi della Panini, allora uno studio specializzato. Tornato a 21 anni a San Salvo, aprì il suo primo studio fotografico, il secondo della città. Le foto erano in bianco e nero, stampate direttamente in studio, e la sua creatività permeava ogni fase, dallo scatto alla stampa. Con la macchina al collo, girava per mare, piazza e feste: era naturale sentirsi dire “Mi fai una foto?”.

Nella fotografia Gino ha intrecciato le sue altre grandi passioni: il calcio e la storia di San Salvo. Con pazienza certosina ha raccolto un archivio di oltre 20.000 fotografie, la più antica risalente al 1887. In tempi in cui pochi davano valore a questo tipo di documentazione, lui conservava con cura ogni scatto: matrimoni, feste, migranti all’estero. Oggi quel patrimonio è unico al mondo, testimonianza viva di una comunità e di un uomo che ha saputo trasformare la sua sensibilità in arte e memoria.

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