Chi non ama, non capisce

IV° settimana di Quaresima – Giovedì

Commento al Vangelo di Giovanni 5,31-47

A cura di Don Giovanni Boezzi

Se avete notato, nel testo si parla undici volte di testimoniare e testimonianza. La testimonianza è la categoria fondamentale dell’uomo e della sua cultura perché tutto ciò che sappiamo e siamo è che un altro prima di noi l’ha saputo e l’ha testimoniato a noi. La testimonianza da altri o ad altri è la trasmissione della verità che di mano in mano si arricchisce e se la testimonianza è vera ed è dettata dall’amore, ecco che produce libertà e vita. Se la testimonianza è falsa produce schiavitù e morte. Quindi è proprio sulla testimonianza è sulla qualità della testimonianza che si gioca l’esistenza dell’uomo. E in questo brano si parla oltre che della testimonianza, dell’oggetto della testimonianza, dei testimoni e dei destinatari. Ecco, l’oggetto della testimonianza è il bisogno fondamentale dell’uomo, l’essere o non essere figlio amato. L’uomo è in quanto figlio, se uno è figlio di nessuno non esiste, ed esiste come persona in quanto amata, sennò è solo infelice. Quindi l’oggetto della testimonianza è che Gesù da, è la dà ad ogni persona è che c’è per noi un amore assoluto, di cui tutti andiamo in ricerca, che è l’amore del Padre ed è quell’amore che Gesù ha testimoniato, oltre quella che pensano essere la Legge e i farisei. E poi Gesù esibisce i testimoni della verità di quello che dice. Prima esibisce un testimone che chiama “l’altro”, che è il Padre, poi le sue opere, i fatti che si testimonia la verità di ciò che si è e poi il Battista e le Scritture e Mosè. E i destinatari della testimonianza siamo tutti noi, ogni uomo che è fatto per la verità. La testimonianza produce in noi un effetto duplice, innanzitutto la testimonianza è da capire se è vera o no, quindi muove l’intelligenza e l’intelligenza deve essere aperta per accoglierla perché se ho pregiudizi non capirò mai la verità, resto fisso nei miei pregiudizi. Ma non solo la testimonianza parla all’intelligenza, parla poi al cuore, alla volontà, se io non voglio accettarla perché ho interessi contrari, la verità non l’accetto e ne faccio un’altra. Quindi la testimonianza esige non solo un’apertura mentale, libera da pregiudizi, ma anche una libertà del cuore che ama la verità, al di sopra di ogni interesse, che ha l’amore della verità perché per lui la verità dell’amore sta sopra tutto. Un cuore che ama capisce, un cuore che è libero. È così anche Gesù denuncia il motivo della nostra incredulità, il morivo della nostra incredulità è un “non sapere” che proviene da un “non amare”. Chi non ama, non capisce.

Oggi prego con il Salmo 105.

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Dal Vangelo secondo Giovanni (5,31-47)

In quel tempo, Gesù disse ai Giudei: «Se fossi io a testimoniare di me stesso, la mia testimonianza non sarebbe vera. C’è un altro che dà testimonianza di me, e so che la testimonianza che egli dà di me è vera. Voi avete inviato dei messaggeri a Giovanni ed egli ha dato testimonianza alla verità. Io non ricevo testimonianza da un uomo; ma vi dico queste cose perché siate salvati. Egli era la lampada che arde e risplende, e voi solo per un momento avete voluto rallegrarvi alla sua luce. Io però ho una testimonianza superiore a quella di Giovanni: le opere che il Padre mi ha dato da compiere, quelle stesse opere che io sto facendo, testimoniano di me che il Padre mi ha mandato. E anche il Padre, che mi ha mandato, ha dato testimonianza di me. Ma voi non avete mai ascoltato la sua voce né avete mai visto il suo volto, e la sua parola non rimane in voi; infatti non credete a colui che egli ha mandato. Voi scrutate le Scritture, pensando di avere in esse la vita eterna: sono proprio esse che danno testimonianza di me. Ma voi non volete venire a me per avere vita. Io non ricevo gloria dagli uomini. Ma vi conosco: non avete in voi l’amore di Dio. Io sono venuto nel nome del Padre mio e voi non mi accogliete; se un altro venisse nel proprio nome, lo accogliereste. E come potete credere, voi che ricevete gloria gli uni dagli altri, e non cercate la gloria che viene dall’unico Dio? Non crediate che sarò io ad accusarvi davanti al Padre; vi è già chi vi accusa: Mosè, nel quale riponete la vostra speranza. Se infatti credeste a Mosè, credereste anche a me; perché egli ha scritto di me. Ma se non credete ai suoi scritti, come potrete credere alle mie parole?». 

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