Che fine ha fatto il cuore del tabernacolo di San Salvo marina?
C’era una volta un cuore rosso, grande e imperfetto posato sull’altare della parrocchia di San Salvo Marina. Un oggetto che, fin dal suo arrivo, ha acceso il dibattito tra consensi e critiche. Perché in fondo, tutto dipende dal gusto estetico e dal proprio modo di vivere il rapporto sottile tra fede e forma.
Chi, dopo tempo, ha rimesso piede in quella chiesa, ha notato subito l’assenza: quel cuore non c’è più.
Il tabernacolo con l’imponente cuore rosso è stato recentemente sostituito su invito del vescovo, che lo ha ritenuto poco liturgico. Oggi, quel cuore è ancora custodito in parrocchia, ma ha semplicemente cambiato posto.
Il perché, il come e il quando… poco importa.
Ciò che conta non è la forma, ma la sostanza. Qui dimorano l’Amore, il Corpo di Cristo, il Tabernacolo stesso — il vero fulcro della nostra fede, a prescindere dal contenitore.
Il Tabernacolo come vestito dell’Invisibile

Ogni segno sacro, e il Tabernacolo non fa eccezione, è un vestito. E il vero cuore è il suo contenuto: il Corpo di Cristo, sacramentato, vivo, presente. Non è il contenitore a conferire la santità, ma la Presenza. È l’Eucaristia. La teologia ci insegna che essa è il culmine e la fonte della vita cristiana.
Oltre il cuore: vedere con gli occhi dello Spirito
Rimuovere quel cuore rosso dall’altare è un gesto che ci provoca. Ci interroga. Ci invita a guardare oltre l’apparenza. Se quell’oggetto era diventato troppo visibile, troppo centrale, forse rischiava di oscurare ciò che conta davvero: la Presenza viva, silenziosa e reale nel Corpo di Cristo.
È un’occasione per purificare lo sguardo.
Un invito ad amare e a pregare per i nostri sacerdoti anche quando non condividiamo le loro visioni
Siamo chiamati ad amare i nostri sacerdoti, a pregare per loro e a supplicare il Signore perché non manchino mai operai nella sua vigna: uomini infiammati da un amore viscerale per l’Eucaristia, capaci di custodire e trasmettere il Mistero che arde nel Tabernacolo.
Il nostro parroco e il nostro vescovo sono i ministri del Dio vivente. Amarli significa anche accettare che la loro guida non sempre coincide con le nostre preferenze estetiche. Significa fidarsi, anche quando non si condivide.
Il cuore non è nella forma. È nella sostanza.
E la Sostanza è Cristo, vivo e presente, nascosto nel pane consacrato. Dentro quel Tabernacolo, qualunque sia il suo vestito.
