40° Pellegrinaggio San Salvo dal “dono” – Monteodorisio
Un cammino di fede, memoria e comunità
Alle 5 del mattino, il silenzio si fa preghiera – Come ogni anno, i pellegrini si sono ritrovati presso la Chiesetta della Madonna delle Grazie di San Salvo per dare inizio al pellegrinaggio verso il Santuario della Madonna delle Grazie di Monteodorisio. Un cammino di circa 12 km, percorso in circa due ore e mezza, che attraversa paesaggi rurali, strade industriali e sentieri interiori. Non è solo un viaggio fisico, ma un’esperienza spirituale che invita alla riflessione, alla condivisione e alla conversione. Ad accompagnare e a camminare con i devoti della Madonna di Monteodorisio don Gianfranco Travaglini.

Una tradizione che resiste nel tempo Non esiste una documentazione ufficiale che ne certifichi l’origine, ma una targhetta posta alla base di una croce astile nella sacrestia del santuario testimonia il 40° anniversario di questo pellegrinaggio. La croce fu acquistata nel 1985 con i fondi avanzati da una festa parrocchiale in onore della “Mamma di tutte le Grazie” e donata dai sansalvesi come segno tangibile di devozione. Molti testimoni fanno risalire il pellegrinaggio ad anni molto indietro.
Il senso profondo del cammino – Il pellegrinaggio non è un atto di semplice devozionismo, ma un’occasione per iniziare un autentico cammino di conversione”. Il camminare diventa una piccola sofferenza da offrire al Creatore, un gesto concreto che rompe la routine e apre alla grazia.

La colazione nella zona industriale di Cupello: un gesto che parla di amore – Durante il tragitto, i pellegrini ricevono un ristoro nella zona industriale di Cupello. Nicola aveva iniziato insieme a moglie e figli a offrire questo ristoro: un bellissimo gesto continuato ancora oggi che Nicola è al cospetto di Dio dalla moglie figli e famiglie acquisite dagli stessi.
Quarant’anni di passi, silenzi e preghiere Il 40° pellegrinaggio non è stato celebrato con clamore, ma con la stessa sobrietà che lo ha sempre contraddistinto. Nessuna cerimonia ufficiale, ma una memoria viva che si tramanda attraverso le persone, i gesti e i simboli. È la fede che cammina, che si rinnova, che resiste.
